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Se siete intossicati per aver seguito scrupolosamente una mezza dozzina di improbabili ricette per la felicità, se ne avete abbastanza dei dissennati consigli di guri e sessuologi, tecnocrati e maestri di vita, delle prediche sull'essere anziché l'avere e sulla pace interiore, questo libro fa per voi. Egualmente, non potrete che apprezzare questa "modesta proposta" per apprendere a rendersi infelici, se ritenete che il semaforo diventi rosso proprio per voi; se l'assiduo esercizio del sospetto ha finito per plasmare il vostro intuito; se dite spesso: "L'avevo detto io..."; se provate un fremito (d'inconfessabile gioia? d'ira?) quando vi si rivolge la paradossale e paralizzante esortazione: "Sii spontaneo!"... Per aggredire, in un impeto di filantropia, un'aspirazione tanto funesta, un concetto così incistato nella nostra tradizione - la felicità -, Watzlawick mobilita tutti gli espedienti argomentativi, tutti i mezzi, dall'intelligenza critica allo humor nero, mettendoci di fronte uno specchio ironico, tenendo viva una costante tensione tra il divertimento e il disagio di riconoscerci, ma non privandoci del piacere d'interpretare il messaggio: come rendersi felicemente infelici? come evitare di procurarsi infelicità di troppo? o altro?
16/02/2007
Semplice quanto geniale. In poche pagine Watzlawick riassume le basi della psicologia relazionale partendo da un'analisi dei sintomi. Assolutamente da avere nella propria libreria!

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