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Che cosa è accaduto dopo la morte di Gesù e com'è nata la religione che da lui ha preso il nome? Fino a che punto gli storici, esaminando fatti e testi e prescindendo da ogni considerazione di fede, possono ricostruire gli avvenimenti che hanno trasformato quel profeta umiliato, ucciso su un patibolo romano, nel fondatore di una delle più grandi religioni? Gesù non ha mai detto di voler fondare una Chiesa che portasse il suo nome, né di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, ristabilendo l'alleanza tra Dio e gli uomini. Non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio. Da dove viene allora tutto il complesso apparato di norme, cariche, vestimenti, liturgie, formule, che caratterizza la Chiesa che a lui si richiama? Corrado Augias si confronta e dialoga sulla storia del cristianesimo delle origini con lo studioso Remo Cacitti. Una complessa avventura umana che ha il suo punto di svolta nella figura dell'imperatore Costantino, il primo a trasformare il cristianesimo in uno strumento di potere, opera che sarà poi completata, al termine del IV secolo, da un altro imperatore, Teodosio, che lo renderà religione imperiale. Grazie a questa documentata ricostruzione si giunge a comprendere perché la fede cristiana, che inizialmente era soltanto una corrente minoritaria del giudaismo, sia riuscita a sopravvivere per oltre venti secoli e a imporsi come una delle religioni più diffuse sull'intero pianeta.
09/08/2010
Un libro che lascia molto a desiderare, rispetto agli altri testi stilati da Augias. Molti sono gli spunti che possono emergere da una lettura un po' noiosa, come la rivelazione dello stesso storico Cacitti a pag. 113. Mi sarei aspettato da Augias una domanda più diretta sul perché Gesù, colto e saggio, non abbia lasciato lui stesso un vangelo come guida, o forse, come ricordato a pag. 154, l'ha fatto, ma qualcuno dei suoi discepoli lo tradì, non comprendendo a pieno l'operato del Messia. Quasi come se si pensasse più ai bisogni dei sacerdoti che all'insegnamento di Gesù. A pag. 171 viene confessata una sorte di forzatura per approvare e far primeggiare la religione cristiana e che Pietro (pag. 257) viene indicato come il successore dei vescovi. E qui la domanda sorge spontanea: chi è il vero erede successore di Gesù? Per caso è suo figlio stesso?

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