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Per gli storici l'assedio di Sarajevo ha costituito la pagina finale più appropriata di un secolo che ci ha dato conflitti mondiali, armi nucleari, distruzioni immani, genocidi. Siamo proprio a Sarajevo: è un giorno di fine maggio nella città assediata e la gente fa la coda al mercato per comprare il pane. Un colpo di mortaio cade nel bel mezzo della folla e uccide 22 persone. Vedran Smailovic, violoncellista dell'orchestra cittadina, decide di onorare le vittime e per 22 giorni si siederà col suo strumento nel punto dove è avvenuta la strage, per suonare l'Adagio di Albinoni. Probabilmente non sa nemmeno che l'Adagio è stato tratto da un frammento manoscritto trovato fra le rovine di Dresda dopo il terribile bombardamento e incendio che distrusse la città tedesca. La musica è sopravvissuta alla distruzione e forse è per questo che la suona nella piazza martoriata della città bosniaca, proprio dove la gente è morta mentre comprava il pane. Qualcosa deve trionfare sopra l'orrore. Ed è proprio intorno a questa immagine terribile e commovente (basata su un fatto realmente accaduto) che ruota il romanzo di Steven Galloway. I tre protagonisti non si incontrano mai col violoncellista, né tra di loro, ma tutti in un modo o nell'altro sono mossi dalla sua musica. La moglie e la figlia di Dragan sono scappate in Italia prima dell'inizio dell'assedio e lui deve fare un bel pezzo di strada per arrivare al forno per il pane dove lavora (e dove riesce anche a mangiare). Ogni quattro giorni Kenan deve attraversare le pericolose vie della città per andare a fare provvista d'acqua per la moglie, per i figli e per un'anziana vicina mica tanto simpatica. Arrow è una tiratrice scelta. Ha assunto questo nuovo nome per poter dimenticare la propria vecchia vita e ora deve uccidere i soldati nemici appostati sulle colline. In più l'hanno incaricata di proteggere il violoncellista dai cecchini avversari. Camminare per le strade significa correre un rischio mortale: si è continuamente esposti al fuoco dei serbi nascosti sulle colline, ogni viaggio richiede una serie di piccole decisioni che possono avere consequenze letali: che strada prendere, quando attraversare il ponte, soccorrere o no i feriti? La presenza costante della morte e della paura insieme ai piccoli miserabili compromessi quotidiani minacciano di sradicare ogni residuo di umanità. Il romanzo di Galloway segue i cammini tormentati e difficili dei protagonisti, imprigionati nel labirinto di una città devastata dall'odio e dalla guerra ed è proprio la musica del violoncello che a poco a poco li induce a riscoprire quello che ormai avevano dimenticato: che la vita non è quella cosa miserabile e che l'odio non sempre è l'unica disperata soluzione. E che lo spirito umano può rivelarsi, proprio come la musica, impalpabile e indistruttibile.
