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Basandosi su tutti i principali testi originali della leggenda e di cicli affini, Evola spiega il senso del mistero del Graal, mistero che non ha carattere vagamente mistico ma iniziatico e regale, e che si lega ad una tradizione anteriore e preesistente al cristianesimo, mentre presenta connessioni con l'idea di un centro supremo del mondo e di un misterioso dominatore. Dalle varie avventure cavalleresche che si svolgono in un'atmosfera strana e surreale, l'Autore indica il significato nascosto, rifacentesi essenzialmente ad esperienze iniziatiche e prove interne. Anche il simbolismo della 'donna' e dell'eros viene adeguatamente spiegato per le valenze che ha in questo specifico contesto. L'esame si porta poi sul significato delle leggende del Graal nel Medioevo occidentale. Esso rappresentò la più alta professione di fede del ghibellinismo ed ebbe strette relazioni col templarismo. Julius Evola considera quindi varie correnti che in un certo modo ripresero l'eredità del Graal dopo la distruzione dell'Ordine dei Templari e il declino del Sacro Romano Impero. Di notevole interesse, per il punto di vista originale, sono le considerazioni finali sul senso della massoneria e sulle sue trasformazioni nel tempo, oltreché su quei temi delle leggende trattate che non sono soltanto di ieri ma presentano una perenne attualità che si ritrova, insospettabilmente, sino ai nostri giorni tecnologici e materialisti.
"Il mistero del Graal" svolge ancora oggi,e forse oggi più che mai, una propria funzione essenziale: non soltanto come testo di amplissima erudizione, di insospettate rivelazioni, di affascinante lettura, ma soprattutto come strumento metodologico di un'interpretazione simbolica insuperata, tale da consentire il formarsi di un punto di vista eterodosso e controcorrente rispetto alla cultura e alla storiografia ancora predominanti.
09/12/2002
Certo che le idee di Evola non sono di quelle che si citano in una conversazione spicciola, poniamo, in coda a qualche sportello. Quindi ci siamo abituati ad idee un pò provocatorie ed estreme. Però qui Evola passa ogni segno nella sua analisi del mito gralico, che viene sia presentato come per nulla cristiano dal lato genetico (e può stare) sia opposto come vicenda di un'iniziazione infinitamente superiore ad ogni spiritualità cristiana (e ciò è discutibile). Comunque se lo studio di ogni autore chiede rispetto e simpatia (nel senso etimologico), tanto più ciò vale per il Barone Julius Evola. Il Graal ha innumerevoli qualità strabilianti: talvolta è pietra di luce, talaltra coppa che sazia ogni fame. Più spesso è il calice (dell'ultima cena?) in cui Giuseppe d'Arimatea raccolse il sangue di Cristo, sgorgante dall ferita inferta dal centurione Longino (con una lancia, longhè). IL Graal ha pure una dote terribile in quanto il più delle volte la sua vista rende ciechi, il contatto ustiona e la conclusione di dure prove senza che lo si abbia veramente padroneggiato è fatale. Chi dunque resiste al Graal e può farlo suo?. Sicuramente l'eroe, il prossimo re, forse anche chi a fede, ci verrebbe da dire, ma Evola nega ciò risolutamente. Per l'Autore qui siamo in tutt'altro campo che non il fideismo. Infatti Perceval (Parzival in Von Eschnbach), Galvano, Galahad si trovano di fronte a qualcusa di più della riscoperta della fede in Dio. Anzi la cerca di Parzival muove proprio dalla violenta apostasia, egli vuol fare a meno di Dio, del Padre. A me questa abiura pare l'emblema della spoliazione dell'eroe che si prepara all'impresa; ma per Evola è il segno non troppo larvato della spiritualità differenziata che caratterizza questa saga. Nell'età del Ferro il re è ferito e ogni via per la trascendenza è sbarrata dalle forze telluriche e demoniche che si incarnano in figure di cavalieri minori incapaci di deporre l'orgoglio, la hybris: la via del Graal e' preclusa ai Titani, ma a maggior ragione e' preclusa agli spiriti pii e devoti, inetti all'azione. Parzival dovrà dimostrarsi degno di riscattare la sovranità decaduta e di vendicare gli episodi sciagurati che resero il Graal inaccessibile; per farlo dovrà mostrare eroismo, ma anche la forza spirituale che solo da una donna può trarre, purchè non sia soggiogato dal desiderio. La riuscita ha significato su due piani: quello personale dell'eroe che avuto il Graal supera tutte le determinazioni e condizionatezze dell'uomo comune, per divenire un semidio, cioè la realizzazione spirituale; quello ''politico'' della restaurazione del regno felice delle origini. Ma in molti testi questo aspetto manca e talvolta lo stesso eroe portato in salvo si dà per il tempo che gli resta alla contemplazione di Dio. Questa appare ad Evola l'influenza cristiana sull'epopea. Un finale scettico in luogo di una glorioso, che avrebbe corrisposto alla restaurazione dell'Età dell'Oro. Ma dopo il sacrificio di Cristo ciò non è più possibile per il cristiano. Aldilà di queste riserve e anzi contro le stesse il libro è di interesse straordinario, perchè non consta di una mera ricostruzione storico-filologica di quelle nobili leggende, bensì il Graal vi apare come un tassello significante di una realtà diversa, ove le possibilità dell'umanità sono superiori ed è di ordinaria amministrazione la esperienza di una trascendenza immanente (si badi, Trascendenza e non trascendentalismo). Tale realtà in senso eminente è detta Tradizione, e la luce del Graal è per essa un canale di accesso. Però nel libro c'è molto altro, che ora affascina ora trasforma ora annoia semplicemente. Per cui 4 e non 5

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