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Un colpo di Stato organizzato ad Atene, alla fine del V secolo a.C., da quattrocento congiurati che oggi sarebbero definiti 'intellettuali'. Un processo politico clamorosamente demagogico in cui il capo della rivoluzione fallita, Antifonte, pur pronunciando "la migliore difesa mai sentita in una causa capitale", viene condannato e giustiziato. Un grande storico, Tucidide, che dissemina nella sua opera, "La guerra del Peloponneso", informazioni segrete provenienti dal vertice della cospirazione, e che verrà assassinato mentre la sta affidando alla scrittura. Il mistero: la biografia di Tucidide. L'antichità ci ha lasciato una specie di romanzo biografico: Tucidide sarebbe rimasto ucciso lontano da Atene, esule a causa di un insuccesso militare, per ben venti anni - tutto il periodo, o quasi, in cui si sviluppò il conflitto di cui narra. Dunque racconta, di Atene, cose non viste? Ma Aristotele ha lasciato una piccola e cruciale testimonianza che può far crollare questo castello romanzesco-biografico. E che getta nuova luce sulla presenza dello storico nel cuore della trama oligarchica che parve per un attimo dirottare Atene verso il "governo dei migliori". Ma come poteva Aristotele sapere tanto su questa oscura storia? Questo libro riparte da Aristotele per disperdere la caligine che offusca la vicenda politica, e umana, dell'ateniese Tucidide.

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