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"Dentro il problema di una serie di crimini che per ufficio, per professione, si sentiva tenuto a risolvere, ad assicurarne l'autore alla legge se non alla giustizia, un altro ne era insorto, sommamente criminale nella specie, come crimine contemplato nei princìpi fondamentali dello Stato, ma da risolvere al di fuori del suo ufficio, contro il suo ufficio. In pratica, si trattava di difendere lo Stato contro coloro che lo rappresentavano, che lo detenevano. Lo Stato detenuto. E bisognava liberarlo. Ma era in detenzione anche lui: non poteva che tentare di aprire una crepa nel muro."
In un paese del tutto immaginario, che tuttavia ricorda molto da vicino l'Italia, la Sicilia, si svolgeva questa "parodia". In un clima dove princìpi e ideologie non valgono più nulla, quello che doveva essere un "divertimento" diviene un racconto molto serio via via che si susseguono assassinii e funerali. Dalla vicenda di un tale accusato di tentato uxoricidio per una serie di indizi che paiono predisposti proprio dalla moglie che si dipana la storia di un uomo che ammazza giudici e del poliziotto che lo cerca. Il contesto, descritto con sobrietà e veridicità, è quello delle connivenze che legano gli uomini del potere, e il vero anonimo protagonista del romanzo è quel potere appunto che "sempre più digrada nella impenetrabile forma di una concatenazione che approssimativamente possiamo dire mafiosa".

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