Chi conosce Ernst Junger e la sua straordinaria attitudine a vedere attraverso le parole e le cose, troverà raccolti in questo libro saggi leggendari, sempre sottintesi nel ritratto che ci si è fatti di questo scrittore. I temi che costituiscono "Il contemplatore solitario" sono in parte familiari allo jungeriano fedele, ma qui si caricano di forza irresistibile, e l'incalzare delle idee, raggiunto il vertice di densità e d'intensità, si conclude sempre con un aforisma luminoso e trasparente che ogni volta sembra riassumere il significato supremo. Il tema più nuovo per il lettore italiano è quello che si articola in una formidabile architettura logica e insieme temeraria in Linguaggio e autonomia: il reciproco rapporto di mimesi e di specchio tra il linguaggio e la struttura del corpo umano. Quel saggio coabita con folgoranti pagine di diario, nate da soggiorni in terre solari, neolatine. La parte primaria è assegnata all'Italia, e in particolare alla sua terra storicamente più tenuta ai margini, la Sardegna (Presso la torre saracena, Terra sarda, Lo scarabeo spagnolo). Con la "trilogia sarda" si armonizza perfettamente il grandioso affresco di Una mattina ad Antibes: l'immagine della Provenza marittima sfolgora di colori diversi, ma ne balena un simile luccichio di abitatori degli abissi marini o del fogliame o delle altezze montane e celesti. Forse con maggiore energia che in altri scritti jungeriani erompe qui l'energia dello stile, che travolge il lettore nell'insolita esperienza di una penetrazione visiva della natura il cui fascino è quello di un'avventura epica e fantastica. Un diario più breve è Balcone sull'Atlantico, nato da un soggiorno a Lisbona: qui non è la natura l'oggetto reso trasparente dallo sguardo dello scrittore, ma l'arte.

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