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Re della 'beat generation', papa dei 'beatnik', Jack Kerouac è stato senza dubbio la più singolare figura di scrittore del dopoguerra americano. Canadese di nascita, autore di un romanzo di fattura classica, "Metropoli e città" (che fu lodato dalla critica), raggiunse la fama con "Sulla strada" e "I sotterranei". E' questa la storia fra un bianco e una negra, amore commosso e nevrotico tra due esseri che si rincorrono e si respingono, nell'ambiente delle 'caves' di San Francisco popolate di giovani ribelli a ogni morale sociale, i cui idoli sono il jazz, la velocità, il sesso, la droga e la libertà individuale: giovani "disperati e inquieti, che credono nella vita ma respingono i sistemi morali e sociali precostituiti e vogliono scoprirne da sé dei nuovi." Processato per "oscenità" alla sua prima apparizione nella collana "Le Comete" di Feltrinelli, il romanzo fu assolto con una sentenza che riconosceva "la bellezza lirica di alcune sua immagini, la forza e il ritmo del racconto, la ricerca accurata di richiami ed espressioni come elementi che consentono al collegio di pervenire alla conclusione che il romanzo è opera non pornografica e non oscena; è invece opera d'arte".
17/10/2005
Paolo Musano - mitopoietico@libero.it
E' significativo che questo libro, uscito per la prima volta in Italia nel 1960, sia arrivato alla venticinquesima edizione nella collana Universale Economica Feltrinelli. Segno che Henry Miller (''Tropico del Cancro'', ''Tropico del Capricorno'') nella prefazione c'aveva preso in pieno. E non gli si può dare torto quando dice: ''Credetemi, non c'è niente di pulito, non c'è niente di sano, nulla promette un'era di meraviglie- nulla tranne la parola. E l'ultima parola l'avranno probabilmente i Kerouac.'' Fernanda Pivano (forse la più importante traduttrice della letteratura americana in Italia: se volete capire nel profondo la Beat Generation leggete i suoi saggi) nell'introduzione ci fa capire la maestria di Kerouac. Come tutti i grandi scrittori era un grande ascoltatore e osservatore: prendeva appunti in continuazione sul suo taccuino, dovunque si trovasse, e soprattutto registrava tutti i particolari più significativi con la sua prodigiosa memoria (i suoi amici lo soprannominarono per questo ''Gran Ricordatore'', avvicinandolo a Proust). Con lo slang, che parlavano i giovani ''hip'' che frequentava, e il jazz, che ascoltava dal vivo nei locali fumosi di New York e San Francisco, è riuscito a creare una prosa che è musica. Il suo stile, la ''prosodia bop'', si ispira alla scrittura automatica dei surrealisti, a Yeats, ma anche al be bop dei musicisti afro-americani e al buddismo zen. E' una scrittura che toglie il sigillo alla ragione (assimilando e superando le scoperte della psicoanalisi di Freud e di Reich), che avvince, che commuove, che arriva al nucleo essenziale delle cose. ''I sotterranei'', al di là del titolo (che si riferisce agli hipsters ''cool'' che fanno da sfondo al romanzo) è la storia di un amore maledetto tra Jack Kerouac e ''Mardou Fox'', una ragazza afro-americana tossicodipendente. Si dice che Kerouac abbia scritto l'intero libro in soli tre giorni, in una maratona simile a quelle leggendarie legate alla composizione delle varie versioni di ''Sulla strada''.
10/02/2002
veloce e riflessivo allo stesso tempo...non finisce mai di rivelare nuovi particolari e in più la storia è davvero particolare...rielabora totalmente il tema dell'amore

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