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"Ci arrivi a un certo punto, a metà della vita. Non sai nemmeno che strada hai fatto, ma all'improvviso stai guardando in faccia i tuoi cinquant'anni. Quando ti volti indietro, intravedi con la coda dell'occhio i fantasmi di altre vite che avresti potuto fare". E giunta a quel punto Hilary Mantel, nove romanzi al suo attivo, una carriera e un talento ormai riconosciuti, decide di onorare quei fantasmi, riaprire i cassetti in cui si sono annidati, rispolverare i testi da cui hanno parlato, rievocarne gli odori e i colori. Nell'amplificare queste voci, "I fantasmi di una vita", a cavallo fra autobiografia e romanzo di formazione, ci restituisce le fasi di un'esistenza, in un andamento circolare che apre e chiude sullo smantellamento di una casa - e di un'era - nel tempo presente. Dall'epoca immaginifica della prima infanzia a Hadfield, vicino Manchester, popolata di cavalieri arturiani, cani-mucca e uomini-albero, a quella compressa del primo contatto massificante con l'istituzione scolastica; dall'incontro con l'imperscrutabile, nella duplice forma di un'infestazione demonica e di una non meno inquietante ricombinazione dei ruoli familiari, al conseguente insediarsi di un'abitudine alla segretezza con cui sfuggire all'indicibile. E poi i turbamenti di un'adolescenza alla ricerca di riconoscimento - del patrigno, impegnato nella metamorfosi della figliastra in un essere dotato di senso, vale a dire un maschio; dell'autorevole istitutrice del convento cattolico che presiede alla sua istruzione; di un contesto sociale di fine anni Sessanta ancora refrattario a ripensamenti sostanziali del mondo femminile. Infine il tunnel di una malattia subdola che la negligenza dei medici trasforma in invalidità. L'universo dei fantasmi va allora a infoltirsi di una piú vasta schiera: quella dei non nati, i bambini in potenza che l'autrice si vede ormai per sempre negati. E in questa esplorazione delle radici e degli intrecci della creatività risiede il senso ultimo del libro, perché "che si può fare dei dispersi, dei morti se non metterli al mondo per iscritto?"

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