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Una piccola città, La Rochelle, immersa in una gelida pioggia autunnale; borghesi all'apparenza insospettabili che giocano a bridge; una serie di strani delitti che viene improvvisamente a turbare la vita della città; e due personaggi - il cappellaio, agiato e rispettabile commerciante, e il 'piccolo sarto' armeno con il suo perenne odore di aglio e di miseria - che si osservano in una comunicazione tragica e segreta: due sguardi consapevoli, due punti di vista contrapposti e complementari fino alla reciproca dipendenza, fino alla complicità, si affrontano in una sorta di controcanto investigativo vibrante di tensione drammatica.
Nell'arco di due anni, agli esordi del suo periodo americano, Simenon, quasi ne fosse ossessionato, torna per ben tre volte sulla stessa storia: al racconto 'Il piccolo santo e il cappellaio', del marzo '47, fanno seguito 'Benedetti gli umili', nuova versione modificata soprattutto nel finale, e, nel dicembre del '48, 'I fantasmi del cappellaio'. Il passaggio dalle novelle al romanzo comporta un rovesciamento della prospettiva: l'intera vicenda - la condivisione di un terribile segreto - non è più narrata dal punto di vista del sarto armeno, ma da quello del cappellaio, di cui il lettore seguirà, attimo per attimo, il lento inabissarsi nella follia.
29/09/2005
Marino - m.poduje@virgilio.it
Come in ''Pioggia nera'', si respira un'atmosfera morbosa ma ancora più pesante e tragica...Il ''cappellaio'' e il ''sarto'' sono due personaggi talmente contorti, diversi e simili allo stesso tempo nella loro diversità, che rimarranno sicuramente scolpiti nella storia della letteratura ''gialla''...

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