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Le basta vederlo una volta sola, quel bambino ricco, ben vestito, dai riccioli bruni, dai grandi occhi splendenti, che abita nella meravigliosa villa sulla collina e di cui dicono sia un suo lontano cugino, per essere certa che lo amerà per sempre, di un amore assoluto e immedicabile. A Kiev, la famiglia di Ada abita nella città bassa, quella degli ebrei poveri, e suo padre fa parte della congrega dei 'maklers', gli intermediari, quegli umili e tenaci individui che si guadagnano da vivere comprando e vendendo di tutto, la seta come il carbone, il tè come le barbabietole. Fra le due città sembra non esserci altro rapporto che non sia il disprezzo degli uni e l'invidia degli altri. Eppure, allorché il ragazzino Harry si troverà di fronte la bambina Ada, ne sarà al tempo stesso inorridito e attratto: come "un cagnolino, ben nutrito e curato, che sente nella foresta l'ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi". Quando molti anni dopo, a Parigi, il destino li metterà di nuovo l'uno di fronte all'altro, Harry non potrà più indietreggiare, e dovrà fare i conti con quella misteriosa attrazione che Ada esercita su di lui. Alla prima edizione di "I cani e i lupi" l'autrice premetteva un'avvertenza in cui, presentando il romanzo come una vicenda che non poteva essere altro che "una storia di ebrei", ribadiva la propria intenzione di descrivere il popolo a cui apparteneva così com'era, "con i suoi pregi e i suoi difetti": giacché, affermava orgogliosamente, "in letteratura non ci sono argomenti tabù". Oggi, i numerosissimi lettori che la amano sanno che pochi sono stati in grado di raccontare il mondo degli "ebrei venuti dall'Est, dall'Ucraina o dalla Polonia" con altrettanta verità e altrettanto amore.
04/01/2009
Non l'ho ancora letto tutto, ma anche io ho scorperto da poco quest'autrice e la trovo veramente fuori dal comune nel descrivere il mondo ebraico e tutto ciò che lo circonda e soprattutto trovo fuori dal comune la sua capacità di descrivere la tragedia umana come se si trattasse della più banale quotidionità mettendoci in essa tutto ciò cheil quotidiano comporta.
06/12/2008
"Solo" 234 pagine ma impreziosite da rare doti di incisività, lucidità e sintesi, per un racconto che affronta vari temi senza lasciarne uno irrisolto, scritto in uno stile sorprendentemente moderno da Irène Némirovsky nel 1940 (due anni prima, narrano le cronache, di morire di tifo ad Auschwitz, deportata dai nazisti). Ad altri autori non sarebbero bastate 800 pagine per raggiungere lo stesso risultato. Storia di ebrei fra ebrei, ambientata dapprima a Kiev e poi a Parigi nell'imminenza della caduta dello zar Nicola II e lo scoppio della prima guerra mondiale, che rifiuta il solito e facile schema della razza perseguitata per antonomasia, per compiere invece una specie di autoanalisi sulla comunità ebraica ucraina prima e della capitale francese poi, tutt'altro che tenera nell'emergere di un continuo scontro fra accettazione-rifiuto e fuga-nostalgia. Ebrei che si discriminano fra di loro, che si amano e si odiano, si cercano e si rifiutano, si riconoscono e si evitano, in un processo nel quale, come fra i cani ed i lupi del titolo, s'intrecciano legami e conflitti di sangue, di condizione, di origine e d'istinto. Se pensate a questo punto ad una storia pesante ed opprimente, siete ben lontani dalla realtà però. Attraverso le vicende di Ada, bambina ebrea povera che incontra Harry, ebreo ricco e se ne innamora perdutamente e per sempre, pur suscitando in lui, allo stesso tempo, attrazione e rigetto, si sviluppa un mirabile quadro d'ambiente e di forti sentimenti nell'imminenza del dramma ben più ampio che sta per venire e che il romanzo della Némirovsky sembra annunciare.
19/04/2008
Elisabetta Bolondi - bolondi@tiscali.it
La casa editrice Adelphi continua la pubblicazione degli inediti della Némirovsky, libri molto belli e capaci di ricostruire atmosfere ed ambienti perduti. Questo non è il suo migliore, tuttavia il ritratto di Ada, seguita dall'infanzia di ebrea poverissima in una piccola città ucraina prima della Rivoluzione di ottobre, fino all'età adulta nella Parigi del primo dopoguerra, è affascinante. Molto ben ricostruite le psicologie degli emigrati, il rapporto tra ebrei stranieri e francesi, il tentativo di assimilazione, il forzato ritorno in un paese dell'est... L'infelicità di Ada, la sua solitudine, la difficoltà di riuscire autonomamente ad affermarsi, somigliano a tante storie tragiche di immigrati di oggi.
