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Uno scienziato tedesco e la sua compagna vivono in solitudine su una delle isole Galàpagos, convinti di abbandonare così la civiltà corrotta e "riavvicinarsi allo stato di natura". Ma anche la contessa von Kleber, affiancata da due gigolò, ha dei piani su quel frammento abbagliante di terra circondata dal mare: costruirsi l'Hotel del Ritorno alla Natura, per tutti i devoti dell'idillio. Non sarà però l'idillio a regnare sulla splendida isola: piuttosto la rovina e il terrore, scanditi dal ritmo inesorabile di Simenon.
Scritto nel 1935 e pubblicato nel 1938, questo romanzo è un terribile apologo: come la natura incontaminata possa allettare i suoi devoti alla più feroce autodistruzione. E potrà sembrare una risposta vaticinatoria alla voga oggi dominante secondo cui la natura, nella sua purezza, sarebbe qualcosa di bonario e roseo - e l'unico problema per noi quello di adeguarsi a essa. Di fatto, tale voga dura da più di due secoli, e l'ispirazione per questo affascinante romanzo fu offerta a Simenon da una storia vera, un caso criminale che avvenne nel 1934 a Floreana, nelle Galàpagos, con protagonisti assai simili a quelli che appaiono nel romanzo.
02/07/2008
Marino Poduje - marinopoduje@virgilio.it
Ho letto questo romanzo da poco, pur essendo un grandissimo fan di Simenon... Forse il titolo non incuriosiva abbastanza la mia fame di noire come altri (La neve era sporca - I fantasmi del cappellaio - Pioggia nera...) ma devo riconoscere l'abilità di Simenon di saper costruire un'atmosfera lugubre e inquietante anche sotto il sole dei tropici... Anche se non dei migliori, rimane sempre un pezzo imperdibile del grande Maestro!!!

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