Chi non è mai stato nel deserto è convinto, dai libri che ha letto, che sia un luogo straordinario ma monotono. "Un maledetto uadi dietro l'altro", come rispose un viaggiatore inglese a chi gli chiedeva se la traversata era andata bene. In realtà sono quasi sempre i libri, non i deserti, a essere monotoni. Perché non basta descrivere i bagliori violetto e arancio dei tramonti, le calde dune color dell'oro, le infinite distese pietrose, le depressioni ricoperte di sale e di gesso, le montagne nere con le cime merlettate e gli orizzonti che sembrano così vicini per la secchezza dell'aria, mentre sono molto più lontano di quanto si possa immaginare. Questo è soltanto lo scenario che va popolato con i protagonisti, uomini che portano il velo blu o il casco coloniale, donne con i morbidi occhi cerchiati dall'hennè, spiriti duri di militari e di predoni, spiriti santi che vegliano o digiunano. Solo allora, davanti a tutta questa folla, è possibile accorgersi che il deserto non è mai stato un vuoto, ma un pieno, e che quanto lo caratterizza non è la monotonia o la ripetizione, ma la varietà e l'imprevisto. Il deserto è pieno di storie. Il fascino e l'unicità del Grande Mare di Sabbia stanno esattamente nell'aver interpretato quest'anima multiforme del deserto, attraverso storie molto differenti tra loro, che hanno l'aspetto formale dei racconti di viaggio, ma che finiscono altrove. Come uno dei suoi eroi, Laslo von Almasy, il "paziente inglese" di cui racconta la vera storia, molto più eccitante di quella del romanzo o del film, Stefano Malatesta è sempre alla ricerca di qualcuno o qualcosa: di un etnologo francese morto in strane circostanze, di un treno che si chiamava "Sahara Express", dei soldati italiani in Libia e dei commandos inglese di audaci esploratori e di ancora più audaci viaggiatrici, di preziosi marmi e di oasi prive di sorgenti, di eremiti e di monasteri, di Italo Balbo e dell'architettura coloniale, di un eroico trasvolatore [...]
04/10/2002
Daniela - thespace@libero.it
Mi sento di spendere due parole a favore di Stefano Malatesta,conosciuto personalmente in occasione della premiazione del suo libro ''Il grande mare di sabbia'' con l'''Aquila d'Oro'', premio Estense, svoltasi nella mia città - Ferrara - il 28 settembre. Facevo parte della giuria popolare, e posso dire che questo libro ha vinto per la leggerezza dell'argomento trattato, e, nello stesso tempo per la ''poesia'' usata per descrivere quel deserto che Malatesta tanto ama e dove prima o poi andrà a vivere per sempre. In un periodo in cui i media ci martellano con immagini e notizie drammatiche, chiudere per un pò la finestra e aprire quella sul mare di sabbia di Malatesta, è rigenerante! Provare per credere!
15/02/2002
Misterfox - Foxytrot@inwind.it
Un deserto che non e' mai deserto. Molte citazioni e molte riflessioni. Persone, personaggi e vicende trattati nel libro riescono a popolare il deserto. Un po' snob, ma sicuramente interessante.
