"La mia passione per la poesia metasemantica (come la chiama il suo autore) nacque alcuni anni fa quando per la prima volta ebbi occasione di ascoltare un poemetto intitolato Il lonfo recitato da un amico pittore, durante una festa per non ricordo cosa. Rimasi subito colpito da quei versi, da quei suoni, da quelle strane parole che mi punzecchiavano la fantasia. Dopo aver insistito per alcune repliche, m'informai per scoprire dove avrei potuto trovare pubblicata quella insolita - e allo stesso tempo deliziosa - opera poetica. Ma la mia ricerca finì prima ancora di cominciare: l'amico possedeva un'anonima fotocopia di quei versi e non ricordava chi glieli avesse dati né - tantomeno - sapeva chi ne fosse l'autore. Dovevo accontentarmi di fotocopiare a mia volta quel foglio un po' spiegazzato, nient'altro era possibile. Feci una copia di quella pagina e la riposi tra le carte che ancora conservo nel cassetto "personale" della scrivania di casa. In seguito rilessi tante quei versi che li imparai a memoria e, come faceva l'amico artista, mi divertii a recitarli durante le serate tra amici. Passarono alcuni anni - tre o quattro - quando un pomeriggio, sfogliando una rivista d'architettura nell'anticamera del mio avvocato, mi ritrovai sotto agli occhi Il lonfo. Stavolta la poesia era stampata nella sua versione originale e con tanto di firma del poeta: Fosco Maraini. Con buona pace dell'avvocato (è un amico) sequestrai la rivista e mi misi alla ricerca dell'autore di quella che ormai consideravo la "mia" poesia. E fui fortunato: il "poeta", pur girando il mondo in lungo e in largo per i suoi studi, abitava nella mia stessa città, a Firenze. Era rintracciabile, qualche volta, nella sua casa vicino al Poggio Imperiale. Lo chiamai per telefono e mi venne fissato un appuntamento."

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