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Emidio non è un bambino come gli altri. Non festeggia i compleanni, non festeggia il Natale. Le sue giornate sono scandite dalle preghiere e dagli studi biblici, dalle adunanze e dalla predicazione. E un Testimone di Geova. Ma Emidio è anche un bambino inquieto, che molto presto inizia a porsi domande e sentire questo mondo fatto di regole e di precetti troppo stretto e mortificante. Inizia cosi un percorso di emancipazione, lento, inesorabile e doloroso, che lo porterà a scontrarsi con i suoi genitori e con tutta la comunità religiosa. Un viaggio esaltante alla scoperta di se stesso, perennemente in bilico tra senso di colpa e ribellione. Fino alla rinascita, alla scoperta dell'amore e, attraverso di esso, al riconoscimento di sé. Un inno alla laicità e un elogio della ragione, gioioso e drammatico allo stesso tempo. Prefazione di Ivan Scalfarotto.
13/09/2011
Anche io sono nata in una famiglia di fratelli, non mi sono mai battezzata e ne sono uscita. Eppure non credo che scrivere un libro sulla propria esperienza sia una cosa condannabile. Capìta o meno, è la storia di una persona che ha sofferto. E raccontarla , scriverla, condividerla è come togliersi un peso. Anche io lo farei e se portasse a qualcosa di buono, perchè no?!
05/09/2011
Sono nata, vissuta e cresciuta come testimone di Geova. ho scelto io di uscire dalla religione, e non vedo davvero il motivo di scrivere un libro se nn per farsi i soldi e raccontare una vicenda personale e molto soggettiva, che lo scrittore in questione sa benissimo che NON verrà capita dalle persone che non hanno provato questa esperienza in prima persona. condivido il pensiero di chiedere personalmente a chi ha vissuto o vive ancora in questa religione delle risposte, perchè da un libro si può solo travisare tutto.
28/06/2011
Son 12 anni che frequento i testimoni di Geova e di cui ne faccio parte, e posso dire che comprare questo libro è solo un modo per far arricchire il tizio in questione... I testimoni di Geova non stanno a meditare tutto il giorno con preghiere tipo rosario o altre recitate, pregano solo se ne sentono il bisogno. Vanno alle adunanze perché altrimenti che coerenza sarebbe appartenere alla religione? E poi Dio richiede che i suoi servitori si riuniscano per essere istruiti e per incoraggiarsi... I compleanni non sono gli unici a non festeggiarli come il Natale e tante altre feste inutili sia religiosamente che socialmente, oltre tutto si tratta di feste volte al consumismo! All'interno della religione nessuno è obbligato a battezzarsi, altrimenti non si spiegherebbe perché i bambini non vengono battezzati e perché alcuni giovani decidono di prendere altra strada. Amiamo lo svago, ma quello sano: senza ubriacarsi, drogarsi o in qualsiasi modo mettere in pericolo la propria vita e la vita degli altri. Invece di spendere 15.00 andate e informatevi da voi! Saluti
