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La nuova avventura di Ettore Mo si snoda lungo i percorsi tortuosi dei fiumi più ricchi di storia e visita i campi di battaglia di una guerra in sordina, ma che ha un peso decisivo sul futuro del Pianeta e dei suoi abitanti: la guerra dell'acqua. È un itinerario che tocca in India le città sante lungo un Gange paurosamente contaminato da rifiuti organici e industriali, e la controversa diga sul Narmada, che potrebbe provocare catastrofi ambientali e di sicuro costringe all'emigrazione forzata milioni di persone. In Medio Oriente passa dal Giordano (causa di contese idriche o banco di prova del processo di pace tra Israele, Siria e Giordania) e da Tigri ed Eufrate, il cui flusso, in Turchia, è ingabbiato da dighe contestate da Siria e Iraq. Arriva in Italia, nel bacino del Vajont ancora segnato dall'orrore della notte tra il 9 e il 10 ottobre 1963, e sul Piave, teatro della memoria consacrato alla Prima guerra mondiale. Ritorna in Estremo Oriente, alle Tre Dighe sullo Yangtze, dove la Cina ha costruito uno sbarramento orgogliosamente definito la "seconda Grande Muraglia", e sul Mekong insanguinato dai ricordi della guerra in Vietnam e dei massacri di Pol Pot in Cambogia. Il viaggio prosegue in Africa sulle acque miracolose del Nilo, in America tra Rio delle Amazzoni e Mississippi, sulla lastra ghiacciata del lago Bajkal, in Siberia. Attraversa la desolazione di un lago d'Aral, nell'Asia Centrale, ormai quasi completamente prosciugato, per finire sulle sponde del Danubio. È un'inchiesta emozionante, illustrata dalle fotografie di Luigi Baldelli, su una natura continuamente manipolata, sull'ambiente sfregiato, su decine di specie animali condannate all'estinzione. Come sempre accade nei libri di Mo, è prima di tutto una storia di uomini: gli uomini che scatenano le guerre dell'acqua e quelli che, in grande maggioranza, ne sono le vittime.
