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C'è stato chi, come Frege e Husserl, ha sostenuto che la filosofia non ha niente da imparare dalla psicologia, e anzi, si definisce in contrapposizione a essa; e c'è stato invece chi, come Quine e i suoi seguaci "naturalisti", ha sostenuto che molti problemi filosofici - come quelli della teoria della conoscenza - sono in realtà problemi di psicologia empirica, e come tali dovrebbero essere studiati. D'altra parte, alcuni filosofi, in particolare i seguaci di Wittgenstein, pensano che l'idea stessa di una scienza psicologica sia basata su un fraintendimento dei concetti psicologici, che porta a cercare spiegazioni causali là dove solo l'interpretazione ha diritto di cittadinanza; e altri filosofi hanno sostenuto che nozioni centrali della psicologia cognitiva, come quelle di conoscenza tacita e regole inconsce, sono del tutto illegittime. Questo libro rifiuta le rigide dicotomie, tra a priori ed empirico, scienze dello spirito e scienze della natura, comprensione e spiegazione, normativo e naturale, e si propone, ricostruendo i complessi rapporti fra le due discipline sia in prospettiva storica che teoretica, di far vedere che la psicologia, mentre è pienamente legittima come scienza, è stata ed è utile per la ricerca filosofica, anche se non può sostituirla.

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