01/04/2005
Vincenzo Cialini - 18ottobre1982@libero.it
Quando il barone Giulio Cesare Andrea Evola, detto Julius, decise di scrivere questo libro, era ancora un ragazzo poco più che ventenne, uscito appena dal primo conflitto mondiale a cui aveva ardentemente aderito e partecipato, ed imbevuto di letture libere ed audaci. Odiando ogni intellettualismo, accademismo ed ogni sorta di catechismo di pensiero, egli prediligeva la lettura di testi ed opere di pensatori, scrittori e filosofi del calibro di Nietzsche, D'Annunzio, Papini, Weininger, Stirner, ecc. Il libro che quindi partorì sull'Individuo Assoluto era composto inizialmente da un unico volume. L'editore Bocca però, per rendere più facile la lettura e più accessibile il prezzo, decise di dividerlo in due tomi, che presero successivamente il nome di "Teoria dell'Individuo Assoluto" e "Fenomenologia dell'Individuo Assoluto". Fenomenologia in senso hegeliano, quindi, come classificazione e descrizione delle categorie attraverso le quali poter raggiungere la completa determinazione dell'Io. Ed è questo, a mio avviso, il tomo più importante, proprio perché in esso vengono delineati gli stadi attraverso i quali poter raggiungere il fine ultimo della autorealizzazione metafisica di sé stessi. Un volume però che ha come unico difetto la complessità di un testo di pura filosofia, e che risente molto del pensiero nietzscheano e stirneriano, da cui comunque il giovane Evola era fortemente influenzato ed appassionato. Ma, contrariamente a Nietzsche e Stirner, egli tenta di formulare un Individualismo diverso, ovvero più metafisico e meno razionalista e materialista dei due filosofi tedeschi. Ad aiutarlo, nella sua ricerca, sarà anche la sua approfondita conoscenza di culture e dottrine orientali, che gli forniranno la "meditazione" come strumento attraverso cui realizzare la propria interiorizzazione dell'esistenza. Un forte lavoro di autoemancipazione personale, quindi, richiede tempo, introspezione e meditazione e, per raggiungere "l'autarchia dell'essere", l'uomo che inizia questo percorso deve passare necessariamente attraverso quelle che l'autore chiama "Epoche", e che determinano le fasi principali di crescita e di liberazione interiore. Esse sono tre e si chiamano rispettivamente: Epoca della spontaneità, Epoca della personalità ed Epoca della dominazione. Un'opera, questa, che a mio giudizio solo pochi possono leggere e comprendere, sia per la sua complessità filosofica ed esistenziale, e sia perché intraprendere la via dell'autorelizzazione individuale e metafisica è un cammino arduo e molto pericoloso, ed in un certo senso anche scomodo ed insopportabile per l'uomo qualunque. Per affrontare questa lettura, e nel dirla con Nietzsche, "uno deve essere inflessibile fino alla durezza nelle cose dello spirito uno deve essere avvezzo a vivere sui monti, a vedere sotto di sé il meschino ciarlare dell'epoca sulla politica e sull'egoismo dei popoli.Uno dev'essere divenuto indifferente, né deve mai domandare se la verità serva, se per qualcuno essa diventi sorte ineluttabile". A voi la scelta, dunque, se leggere questo libro con l'intenzione di intraprendere o meno il cammino che porta all'affermazione di sé stessi come individui assoluti. Ma prima di farlo è bene ricordare, citando Evola dal testo, che "Chi vuol chiamarsi individuo deve avere la forza di comprendere ciò, di prendere dunque in blocco tutto ciò che si è, si pensa e si sente, metterlo da parte, dire: Basta, e andare innanzi. Andare innanzi in una trasformazione radicale ed interiore del rapporto secondo cui si sta con le cose e con sé stesso".

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