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"Una città non è semplicemente un posto dove abita della gente. E dove dorme. Come le stie per i polli. O i campi di concentramento. La città è il posto l'incrocio, la cerniera - dove si svolgono i traffici, gli scambi, le comunicazioni. Ed è per questo che una città non è un museo. Se non è morta. Se è viva si trasforma, inevitabilmente." Così come si sono trasformate le "città del Duce", quelle innumerevoli "città di fondazione" tirate su dal Regime tutte più o meno sullo stesso modello, e tutte con lo stesso intento: realizzare la rivoluzione agraria che Mussolini aveva promesso ai suoi reduci e su cui voleva fondare l'impero autarchico. Si comincia nel '28 con la bonifica delle Paludi Pontine. Tra la data d'avvio della grande impresa e la sua conclusione nel '35 il Regime elabora - in modo convulso, contraddittorio e per molti versi deciso sul campo - il proprio modello progettuale di città nuova. Sulla base delle topografie messe a punto per i borghi e le città pontine verranno costruite tutte le successive città di fondazione, dalle Puglie alla Libia al Latifondo siciliano.

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