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Il progetto schilleriano di educazione estetica dell'umanità, fondato sulla trasformazione radicale del nostro modo di sentire, mantiene ancor oggi il suo fulgido e corrosivo carattere di considerazione inattuale, corredato quasi da una valenza utopica che si allontana nel tempo. Di fronte alla lacerazione e alla disarmonia generate dal processo di civilizzazione, alla mutilazione psichica patita dall'individuo moderno, attraverso una cospicua valorizzazione della sensualità, viene affermata l'idea di una superiore integrazione delle facoltà vitali dell'uomo, che si dovrebbe manifestare nel grande stile di una cultura estetica che concepisce la bellezza come forma vivente. Sulla strada indicata da Schiller troveremo dapprima Nietzsche, il più penetrante critico di quella modernità responsabile della scissione tra sfera interna e mondo esterno, tra profondità e superficie, poi i suoi eredi novecenteschi, da Marcuse ad Habermas, da Jung a Gadamer. Infine, i fautori di una ontologia del gioco, talvolta a carattere autodistruttivo, da Fink a Bataille. "Una più bella necessità ora, unisce i due sessi, e la partecipazione dei cuori aiuta a mantenere il legame che il desiderio solo capricciosamente ed instabilmente stringe. Liberato dai suoi vincoli torbidi, l'occhio più sereno afferra la forma, l'anima guarda nell'anima e un egoistico commercio di piacere diventa un generoso scambio di affetto. La passione si amplia e si eleva all'amore." Friedrich Schiller

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