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Nel 1956, con il suo gruppo di ricerca composto da Don D. Jackson, Jay Haley e John H. Weakland, l'"etnologo" Gregory Bateson pubblica una teoria che rivoluzionerà il modo di concepire e di trattare la malattia mentale - diventando un punto di riferimento del movimento antipsichiatrico e di un centro di ricerca tra i più fecondi del nostro tempo, il Mental Research Institute di Palo Alto -, ma la cui nozione centrale, il "doppio vincolo", mostrerà negli anni la propria efficacia in un numero sempre più ampio di campi del sapere: dalla teoria della comunicazione all'epistemologia, dalla sociologia alla pedagogia, dalla letteratura alla filosofia. Indispensabile per chiunque si proponga di riflettere approfonditamente sulla complessità di ciò che siamo e di quale sia il nostro presente, non è un caso che la nozione di doppio vincolo compaia in pagine importanti di autori come - per fare solo alcuni nomi - Pierre Bourdieu, Gilles Deleuze, Jacques Derrida. Nel ripercorrere la nascita e gli sviluppi di questo concetto, indubbiamente il più famoso e affascinante tra quelli elaborati da Bateson, il libro mette in luce e illustra, oltre alle principali nozioni e connessioni, anche i punti critici che attraversano tutta la sua multiforme ricerca: dalle prime indagini etnografiche in Nuova Guinea fino alle riflessioni ecologiche degli ultimi anni, passando per l'esperienza cibernetica, gli studi sulla comunicazione umana e animale, il lavoro in campo psichiatrico. Formulata in origine come ipotesi esplicativa della schizofrenia, la teoria del doppio vincolo mostra, in questo percorso, di custodire al proprio interno non solo le chiavi d'accesso all'opera di uno dei pensatori più imprevedibili e originali del secolo appena trascorso, ma anche gli strumenti teorici essenziali per mettere a fuoco alcuni dei nodi che assillano con sempre maggiore insistenza la complessità del nostro presente.
