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Durrenmatt ha scritto e detto più volte di non essere pittore, di aver dovuto scegliere fra le due vocazioni, la pittura e la scrittura, e di aver dipinto e soprattutto disegnato accanto al suo scrivere. Durrenmatt sapeva sempre ciò che diceva, la sua intelligenza era critica e ironica, talvolta critica e ironia si alternavano, altre volte si contrapponevano, ma erano entrambe sempre presenti. Per questo, le sue asserzioni, sempre discrete, presuppongono una certa ironia, in particolare quelle che si riferiscono alla sua persona. Così anche l'idea della doppia vocazione, e della temporanea incertezza sulla unica via da intraprendere. A conferma, forse, il carattere della sua scrittura, che non è riconducibile a un solo genere letterario anche all'interno dello stesso 'romanzo' o 'racconto', persino nel suo teatro. (Dalla Prefazione di Michele Ranchetti)
Prefazione, di Michele Ranchetti;
i
Il labirinto e il suo contesto, di Hugo Loetscher;
Disegnare e scrivere, di Friedrich Durrenmatt;
Considerazioni personali sui miei quadri e disegni, di Friedrich Durrenmatt;
Friedrich Durrenmatt e l'intuizione della totalità, di Peter Ruedi.
Tavole.
Varlin, di Friedrich Durrenmatt;
Con il cannocchiale e con la lente, di Guido Magnaguagno;
I demoni della mansarda, di Ludmila Vachtova.
Appendice I: Friedrich Durrenmatt e il sole d'Italia, di Philipp Burkard; Un soggiorno milanese, di Friedrich Durrenmatt.
Appendice II: Una visione diventa realtà, di Charlotte Kerr Durrenmatt;
Il Centro Durrenmatt a Neuchatel, di Mario Botta;
La "Cappella Sistina", di Charlotte Kerr Durrenmatt.
Cronologia della vita e delle opere;
Indice delle tavole;
Fonti letterarie e iconografiche.

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