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Il tono apparentemente cronachistico di queste pagine mette a fuoco, in realtà, decisivi nodi dialettici come il confronto tra classicità e avanguardia, visto specialmente in rapporto al contrasto tra totalità e disgregazione, il dissidio tra esperienza e parola, lo stereotipo culturale mitteleuropeo, la sintesi tra poesia e scienza, ma anche il dramma dell'anarchismo reazionario, studiato quale struttura in filigrana dei nazionalismi e dei fascismi "entre deux guerres". Un motivo di particolare suggestione nasce dal fatto che Magris si cimenta qui sovente con materie e aree culturali diverse, dalla "piccola patria" triestina agli intrighi della grande letteratura cosmopolita, da Biagio Marin, insomma, a Joyce e Proust, ma senza trascurare il vecchio Salgari dei nostri libri giovanili.
10/05/2002
Eccellente lettura per ripercorrere la propria formazione classica. Fa riscoprire il senso critico con il quale ci insegnavano ad affrontare un libro: come, quando e da chi era stato scritto, in quale contesto storico-culturale, quale idea dell'Uomo cercava di trasmetterci. La letteratura come affascinante strumento per tracciare un percorso personale verso la decifrazione del reale. Una boccata di ossigeno per la mente: libro intelligente, dotto, acuto.

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