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Un professionista è sempre un professionista, ma la giornata era iniziata male: faceva un caldo infernale a Madrid e la sua amichetta francese l'aveva piantato come un cretino per qualcuno incontrato a Veracruz. La compagnia di una buona bottiglia di whisky e di una mulatta che si portava dietro tutta l'aria dei Caraibi non gli aveva risollevato l'umore, quella ragazzina viziata dai fianchi sodi e dalla bocca rossa lo aveva proprio messo al tappeto. In fondo, dietro i modi da duro, lui era un killer sentimentale. Non che fosse superstizioso, ma in una giornata del genere la cosa migliore sarebbe stata non accettare incarichi, anche se la ricompensa aveva sei zeri sulla destra ed era esentasse. Il tipo che doveva eliminare, uno con l'aria dell'idealista, ma anche di chi non soffre la solitudine tra le lenzuola, non gli piaceva affatto, puzzava troppo di filantropia. I retroscena dell'incarico, però, lo incuriosivano stranamente. Chi voleva la morte di quel messicano? Quali peccati aveva commesso? Come mai due gringo, agenti della D.E.A., sorvegliavano la sua camera? Perché un filantropo appariva coinvolto in traffici di droga? Era sempre rischioso farsi troppe domande in un mestiere come il suo dove nonbesistevano licenziamenti ma certificati di morte. Con "Diario di un killer sentimentale", Luis Sepulveda ci offre un piccolo capolavoro di romanzo noir, un thriller deliziosamente ironico, che dopo aver trascinato il lettore da Madrid a Istanbul, da Francoforte a Parigi, lo sorprende con uno strepitoso colpo di scena finale.
18/03/2008
Emanuele - lele_ballack@hotmail.com
Niente di trascendentale. Mi aspettavo molto di più da questo libro e, soprattutto, da Sepulveda, di cui ho letto romanzi di ben altra caratura. La storia, anche se ben costruita, cade spesso nel banale e nel prevedibile, persino lo ''straordinario colpo di scena finale'' annunciato nell'introduzione si rivelerà come la più classica delle conclusioni. Credevo molto nella riflessività psico-analita del protagonista, ma anch'essa è risultata abbastanza superficiale.
03/07/2007
juan - belmont.e@hotmail.it
E' il racconto breve più bello ke abbia mai letto. Un killer che odia i tassisti ma ke s'innamora di un'ingenua francesina. Per tutti quelli ke sognano e nn si stancano mai di farlo.
29/08/2006
E' una breve storia che ha per protagonista un killer non cinico quanto dovrebbe: ciò è dovuto al fatto che la sua ragazza l'ha lasciato e che egli vuole conoscere personalmente la sua prossima vittima e i motivi per i quali la deve uccidere. Il killer, durante il racconto, si psicoanalizza, parlando spesso con se stesso allo specchio o rivolgendosi a un fantomatico alter ego. Questo per dar forza alle proprie convinzioni e alle proprie idee e non andare in paranoia. E' un libro divertente, nel quale il killer appare meno cinico e cattivo di quanto vorrebbe far credere e ciò induce il lettore a provare simpatia nei suoi confronti: certi episodi sconfinano addirittura nel comico e non si addicono propriamente a un killer professionista. Il linguaggio è dinamico e scorrevole e questo permette di proseguire senza soste nella lettura di un racconto disimpegnato, adatto a chi è alla ricerca di staccare un po' dalla vita routinaria e cercare sollievo nella fiction.
28/12/2003
Fabri'89 - brigidalioi@tiscali.it
Libro breve, un raccontino ma descrive bene il lavoro di un killer professionista alle prese con problemi sentimentali, con ironia e scioglievolezza.
13/06/2003
Giluia - dotaro@libero.it
Questa non può e non vuole essere una recensione obbiettiva, xchè... xchè questo libro... questo libro è ''mio'' lo ri-leggo almeno una volta l'anno ed è sempre...lui...il mio libro preferito.
28/01/2003
Il miglior libro che abbia mai letto. Stupefacente, ironico, intelligente. Leggetelo, è unico.

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