Eddie ha vent'anni, una maestosa cresta da mohicano e un'inattaccabile fiducia nelle proprie capacità. Punk della prima e dell'ultima ora, sbarca a Londra in cerca di fortuna dalla Dublino middle class, forte di un sedicente talento musicale e di una sfrontata egolatria. Comincia così una stralunata educazione sentimentale tra bevute colossali e fidanzate neurolabili, in una Londra caotica e decrepita che nemmeno si accorge di lui. Tra una disillusione e una sconfitta Eddie andrà avanti macinando un eccesso dietro l'altro senza che la benché minima consapevoleza riesca a scalfirlo. Attarverso lo sguardo tagliente di O'Connor, la trasferta di questo ingenuo avventuriero innamorato di se stesso diventa lo spunto di uno struggente viaggio tra pub, monocamere e fetide perifere dove Eddie consuma la sua grande occasione londinese.
O'Coonor ci dà con 'Cowboys & Indians' un ritratto graffiante e realistico di un variegato universo "underground" di cui registra l'intera gamma di voci, dall'ispido slang dei rockettari londinesi alla litania monocorde della sempre disperata Marion, dall'inglese "simil-wasp" dei piccoli burocrati della musica fino al borbottio anglo-pakistano del padrone dell'hotel dove vive Eddie.

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