L'epopea dei Sonnino, ricca famiglia di ebrei romani, dai tempi eroici dello sfrenato nonno Bepy e del suo socio Nanni Cittadini - la cui irriducibile competizione peserà in modo fatale sui rispettivi eredi - ai giorni assai meno grandiosi dello sgangherato nipote Daniel.
Le avventure, gli amori, le ossessioni e i tradimenti degli eroi vitalisti degli anni Sessanta e dei loro rampolli dorati e imbelli, dei giovani e dei vecchi, delle famiglie antiche e dei parvenu, dei fortunati e dei falliti, si succedono di festa in festa, di scandalo in scandalo, in un romanzo spettacolare. Tutto è narrato dalla voce di Daniel, di questo "adolescente disperato", di questo "moralizzatore ipocrita, quest'incrocio tra Cromwell, Savonarola e Tartuffe".
Piperno ha scolpito figure indelebili dell'ascesa e caduta di un mondo finora inesplorato. Nella sua scrittura, notevolissima per capacità evocativa e introspezione, si sentono le voci di Philip Roth, di Saul Bellow e della grande tradizione ebraica, oltre al marchio di un talento freschissimo.
Il ritratto è dunque quello di un milieu opulento e fatuo, anche se non tutto può essere eleganza, minuetto, gioco di società. L'Eden di una classe privilegiata e assurda non è per sempre, anche il paradiso finisce: le ragazze come Gaia, che hanno incantato una generazione e rovinato la vita del protagonista, invecchieranno. Dietro i morbidi anni Ottanta premono i drammi di oggi: la guerra, il terrorismo, una sconvolgente perdita di senso, il retaggio di una storia che purtroppo conosciamo, riscattato soltanto dal tono mai spento, mai sommesso, a tratti esilarante, di questo felice e inaspettato esordio.
10/07/2007
Puro esercizio di stile, virtuosismo grammaticale. Credevo di scoprire la cultura ebraica in Italia ma non sono andata oltre 20 pagine. Forse l'unico libro che non ho terminato. Mi chiedo come faccia un libro del genere a vendere tantissimo...
30/05/2007
Paolo - saccopharinx@tiscali.it
Macchiavellisticamente ricercato nella grammatica, nella sintassi e nel vocabolario. Confido nella buona fede dell'autore che lo ha scritto così per vera vocazione, ma l'impressione è tutt'altra. Se levi aggettivi ed avverbi rimane un libro di trenta pagine. In alcuni tratti comunque divertente e piacevole.
09/10/2006
Bracardirum - autobotte03@yahoo.it
Sotto il titolo c'è scritto ''romanzo'', ma sarebbe più corretto chiamarlo un saggio di erudizione linguistica, che presto sballa in uno sfoggio di fastidioso eruditismo, con perdita irrecuperabile di trama e personaggi, come una maionese che si rompa. E' un peccato, perché l'autore dimostra di essere eccezionalmente padrone della lingua, senza avere tuttavia la capacità di strapparla al vocabolario e di animarla di una qualsiasi parvenza di credibile lessico vivente. E un altro peccato è che l'autore dimostra di avere una ottima conoscenza teorica dei più probabili percorsi della psiche umana, ma anche qui è come se egli si compiacesse di ostentare le proprie geniali soluzioni di astratti labirinti enigmistici, piuttosto che minimamente corrompersi in una qualche partecipazione emotiva. Ne risulta una prosa da laboratorio analitico, troppo ricco di raffinati e costosi strumenti che comunque vanno usati, dove inutili e a volte incomprensibili controanalisi non fanno che avvitarsi stucchevolmente sui risultati già evidenti dalla prima analisi. Così la trama si consuma a indecifrabili lampi stroboscopici nelle oscure tortuosità mentali dell'unico personaggio credibile che non sia un manichino da vetrina: e cioè Daniel Sonnino, che è l'Io narrante, e che quindi rappresenta e vuole rappresentare sotto pseudonimo lo stesso autore, come da lui confermato nei tanti riferimenti autobiografici della narrazione. Ecco quindi che lettori ideali di questo libro potrebbero essere tutti coloro che sono interessati agli studi psicanalitici, perché in questa materia c'è molto da imparare sia dal Piperno autore che dal Sonnino personaggio. Ma anche dal punto di vista puramente didattico letterario non mi sento di stroncare del tutto l'opera, malgrado la scostante supponenza che traspare da ogni sua pagina.
26/07/2006
Miriam - moretti157@interfree.it
I paroloni e le frasi lunghissime usate dall'autore rendono la lettura pesante e fanno si che l'originalità del racconto si perda. Scritto diversamente e con un finale 'sensato' e compiuto poteva essere un libro bellissimo. Se proprio lo volete leggere fatevelo prestare: evitate di sprecare soldi inutilmente
10/04/2006
Maristella - violetta54@libero.it
Devo dire,che è proprio "Con le peggiori intenzioni" che ho dato inizio alla lettura di questo libro,dopo aver letto i commenti e le recensioni dei lettori,commenti per la maggior parte oltremisura negativi e con sole poche voci di apprezzamento per lo più fuori dal coro. Inaspettatamente mi sono trovata ,invece,trasportata,in uno dei libri più ben scritti ed originali che io abbia letto ultimamente. Un romanzo,che racconta la sagra dei Sonnino ebrei della ricca borghesia romana,dagli anni '60 fin quasi ai nostri giorni,che mi ha avvinto e trascinato,con la sua prosa ridondante e sofisticata, la sua esuberanza stilistica,la sua sofisticatissima aggettività .La sagra della paura,della vergogna ,di un epico nichilismo che tende all'annientamento o alla drastica svalutazione della realtà o di ampie parti di questa. In questa potenza di parole,prendono forma personaggi estremamente vivi ed eviscerati fino all'estremo, ognuno di essi ben plasmato e delineato dallo sguardo e dalla minuziosa elaborazione dell'IO narrante,in una sorta di scrupolosa ed accurata psicanalisi ed autoanalisi continua ed efficace per la comprensione dell'intima essenzialità di ognuno di essi. Un libro che vale la pena di leggere,in quanto "caso letterario del momento", per vedere,se non altro da che parte si sta: c'è li lo stronca e c'è chi lo ama incondizionatamente. Io sono tra questi ultimi,anche se posso capire le opinioni contrarie alla mia e giustificare il non gradimento di chi, non avvezzo all'abuso avverbiale ed aggettivistico,alla traslazione metaforica, al narcisismo espressionistico e alla intrinseca ed assoluta analisi dell'indole umana,si è perso nei meandri di pensiero ed intreccio,non riuscendo a ritrovare la strada dell'interesse per il contenuto. Un libro che lascia sicuramente il segno di un totale accoglimento o di un "apotropaico" (Aggettivo piperniano dall'autore molto amato ed usato) rifiuto.
04/04/2006
A parte l'inizio che sembra un po' barboso, poi la storia prende corpo e si fa più appassionante, per terminare con un finale veramente azzeccato!
01/03/2006
A parte l'uso di vocaboli ricercati, questo romanzo ha deluso ogni mia aspettativa. Linguaggio volgare e storia inconsistente sono le costanti dalla prima all'ultima pagina. Da alcune recensioni speravo in un buon libro: non è stato così.
20/12/2005
apotropaico è una delle tante parole che ho ''dovuto'' cercare nel vocabolario, è una delle tante parole di cui ho scoperto il significato leggendo questo libro..mi sono sentita ignorante ,ma nel senso buono del termine,mi ha aiutato non poco a farmi conoscere innumerevoli parole che forse non avrei mai incontrato nel mio percorso di studentessa/lettrice.Forse è vero che la storia non è delle più entusiasmanti o avvincenti, ma come non rimanere stupiti dal modo in cui l'autore termina il romanzo?davvero grandioso..Io consiglerei questo libro a chi vuole immergersi in un'atmosfera non familiare ma di certo accattivante..
02/09/2005
Mi sono lasciata convincere dall'enorme pubblicità. E' scritto bene, non c'è che dire. Il linguaggio è ottimo. Ma l'ho trovato di una noia mortale. Si fa fatica ad andare oltre le 20 pagine. No, decisamente no. Assolutamente da perdere!!
19/07/2005
Arturo Bandini - ngboy27@hotmail.com
Leggo all'inizio: ''patologica inversione della priorità''. ''lo spettro della compromessa mascolinità che l'orrore del nulla''. mi pare di leggere un testo di Galimberti su Repubblica. poi invece: ''Il suo cazzo stagionato e ipercompetitivo era pronto'' (e siamo ancora alla prima pagina), è una bukowskyanata interessante, che io, dopo un inizio del genere, avrei preferito non trovare. tra pag. 12 e pag. 13 leggo: ''sull'onda della constatazione di negligenza, (lo trovo pessimo) gli viene spontaneo esumare dal catasto della memoria uno degli ultimi weekend trascorsi con Giorgia: che incanto sfilare sul lungomare del Forte a bordo della Jaguar carta da zucchero dal cruscotto in radica mielata sfoggiando un'amante-teenager di fronte alla folla dei coetanei illividiti!'' questo pezzo mi ricorda Faletti. Pipperno, che conosce l'italiano e non sprezza la sintassi, non raggiunge le profondità del nostro ex cabarettista, turpe e spudorato come attaccante che segni gol di mano esultando sotto la curva, ma le sfiora. insomma, l'impressione è da subito quella di una scrittura pompata&artefatta, ma non del tipo gonfiato-femmineo, come sussurrata da palco-di-teatro alla Margaret Mazzantini, ma da sbrodolata americana. mi veniva in mente un po' Philip Roth, quello più triste, quello peggiore de ''L'animale morente''. Pipperno voleva essere Proust. Ma per avere per modello un genio (pare che Proust lo sia) devi essere un genio anche tu. le parole sono una trappola. le parole ''belle'' ancora di più. usarne troppe è molto dura e devi avere un controllo senza imperfezioni. altrimenti si sente troppo lo sforzo intellettuale. L'arte non deve pesare. L'arte di tutti i grandi non è mai pretenziosa, ma un flusso incessante dall'inizio alla fine, una calda brezza leggera sulla pelle.
10/07/2005
Di solito non lascio MAI! un libro a metà. Ritengo sia un delitto, perchè quando arrivi alla fine comunque qualcosa resta... Beh, in questo caso non ce l'ho fatta!! Le intenzioni dello scrittore erano ottime. Le prime pagine ti catturano. I Sonnino, appaiono sin dall'inizio un ''caso umano'' estramente intrigante...poi però, lo stile di Piperno si rivela in tutta la sua complessità...diciamo complessità. Non mi permetto di giudicarlo negativamente, a molti è piaciuto e la critica ne ha parlato in toni etremamente positivi. Che dire...Io proprio non ce l'ho fatta ad arrivare alla fine!!!
10/07/2005
hanno ragione coloro che si complimentano con l'autore per l'uso della lingua, ma ho trovato il libro abbastanza noioso e monotono.
05/07/2005
Antonio Gatti - antonio.gatti@gs.com
Che dire? Sono il duecentoseiesimo recensore... secondo me Piperno e' bravo, la sua scrittura e' avvincente e ricercata, solo che la storia e' penosamente banale e manca di qualsiasi introspezione, una sorta di ''Sposero' Simon le Bon'' ambientato a Roma, o per lo meno questo e' quello che mi e' rimasto dentro a quarantott'ore dalla fine del libro; confido pero' che lo scrittore si fara', aspetto il capolavoro
28/06/2005
Isabella - ilico@libero.it
Sono perplessa. Le prime 50 pagine le ho trovate molto buone, diverse, ritimate, sorprendenti; poi ho cominciato ad avvertire quel grande sforzo per far percepire che si è persone di buone letture e dal fine intelletto, che si è lettori consolidati e scrittori di stirpe, sedotti dal suono delle parole e attratti fatalmente dalla loro bellezza. Una specie di ricerca estetica, non so. Ho cominicato a faticare e non me ne sono più riavuta continuando a divertirmi - e a sorprendermi - in alcuni passaggi che però restano isolati nel respiro di un libro che invece perde di tono e che non riesce a condurti dove vorrebbe. Non è il tema e chi lo acquista sa bene cosa andrà a comperare: se si cerca di avventure e paesi lontani, allora questo certamente non è il libro adatto. E' piuttosto il modo, si viene avvolti in una specie di gorgo di parole dal quale si fatica ad uscire, ci si perde in un mare di incisi e divagazioni e si annaspa senza fiato aspettando il punto che arriva, ma spesso troppo tardi. Ecco, se non pensassi di sembrare del tutto ridicola direi che ci sono troppe parole, sì. Troppe. Non lo considero un brutto libro, non posso dirlo però -il che forse è anche peggio - lo considero un'occasione sprecata.
26/06/2005
Irene - irene_rus@hotmail.com
Ho atteso un po' a comprarlo,ero abbastanza riluttante dinanzi a tante chiacchiere su questo libro,giornali,tv,critiche e apprezzamenti...alla fine mi sono fatta vincere dalla curiosità e l'ho preso. Risultato?! L'ho divorato,mi è piaciuto moltissimo,è un buon libro. Ottima padronanza lessicale,sapienti descrizioni e incredibile capacità di rendere non solo i modi di pensare,peraltro abbastanza snob,tipici dell'ambiente sociale ma anche i più sottili meccanismi mentali!
25/06/2005
non occorre avere chissà quali capacità intellettive per leggere un brutto libro.
23/06/2005
Giuseppe Del Sole - avvDelSole@libero.it
Per leggere questo libro, bisogna lasciarsi andare. E' pur vero che il giudizio dipende molto da come è il lettore, nel senso che un individuo che ama la lettura leggera, commerciale, veloce, modesta, (ma anche pudìca, aggiungo) avrà difficoltà nella lettura, se non proprio fastidio. Il libro, invece, è un capolavoro della lingua e dei sentimenti, un vortice continuo che da conto della vita interiore di Daniel e, attraverso lui, degli altri personaggi. Certo è snob e scostante. Ma lo sono anch'io, nello stesso modo dell'autore, ed è per questo che per me Piperno è ormai una guida. Il resto, come dice il grande D'Orrico, è pura invidia (o, aggiungo io, incapacità mentale di leggere taluni libri). A quando il prossimo, Alessandro?
23/06/2005
con le peggiori intenzioni adatte a scrivere un pessimo libro!
21/06/2005
char aznable - zion@viruspc.it
ti è piaciuto? si. lo consiglieresti? dipende... valgono un po' tutti i commenti che troverai sopra o sotto il mio: scritto bene, con un uso dell'italiano che difficilmente si ritrova in altri romanzi, ma che può anche infastidire. dipende che tipo di lettore sei... se preferisci il pendolo al codice lo apprezzerai, altrimenti forse ti annoierai un po'... a me (che son piaciuti - in maniera diversa - entrambi) non è affatto dispiaciuto, anche se il battage pubblicitario creato in questi mesi è certamente esagerato (ach! devo smettere di usare continuamente tutti questi avverbi! ops, distrattamente l'ho rifatto...) ps: se sei un trentenne single e inquieto lo apprezzerai di più...
09/06/2005
CON LE MIGLIORI INTENZIONI STO CERCANDO DI LEGGERLO VISTO CHE MI E' COSTATO 17,OO CIRCA - MA NON SO SE CI RIUSCIRO .
25/05/2005
Lui scrive pure bene, ma il libro non porta da nessuna parte. Attenzione a definirlo il libro dell'ultimo decennio! E' solo una narrazione di squallidi ricordi di famiglia, anche piuttosto volgare. Una delusione (e soldi sprecati).
25/05/2005
Non voglio nemmeno controbattere alle incredibili prese di posizione di chi trova questo romanzo poco interessante o pretenzioso. Si tratta di un affresco sociale e intimo straordinariamente lucido, a suo modo duro: forse è questo che dà fastidio - il fatto che Piperno descriva glorie e miserie di un mondo realmente esistito. I personaggi sono indimenticabili nella loro imperfezione, come certi uomini sveviani, e la morale che sembra assente nasce con forza lancinante e OGGETTIVA dalla stessa parabola narrativa. Come si può non vedere tutto ciò? Mi angoscia rendermi conto che tanti non CAPISCONO questo libro: si può non amarlo, ma capirlo e ricordarlo è fondamentale per essere cittadini consapevoli e vivi! Il tipo di rimozione collettiva della Shoah descritta da Piperno rischia di riguardarci tutti: è questo che va letto sotto le righe, non vedete? Non lasciamoci strumentalizzare anche noi lettori dai media... chissenefrega di quel che dicono d'Orrico o la Bignardi! Leggere e capire è il nostro spazio di vera LIBERTÀ!! In ogni caso, forse con qualche taglio qua e là (ma è pur sempre un romanzo d'esordio con le sue piccole pecche) io gli do il voto dei capolavori. Con convinzione e passione.
18/05/2005
Ale - stryker1976@libero.it
Sono d'accordo con chi ha sottolineato la ricchezza lessicale come uno dei pregi maggiori di questo libro. Visto che ormai la scrittura contemporanea si appiattisce spesso nella struttura ''soggetto verbo punto'', è piacevole perdersi nell'uso di termini e citazioni fatto da Piperno, che testimonia il suo evidente spessore culturale. Alcuni passaggi mi sono parsi non del tutto chiari, ma nel complesso il romanzo è sicuramente un bell'affresco di un'Italia reale e non del tutto estinta...
16/05/2005
Concordo con chi ha scritto che per leggere questo libro bisogna munirsi di vocabolario...io ho letto le prime 50 pagine e mi sono fermata!!! Molto lento, noioso, a tratti incomprensibile...purtroppo come tanti mi sono basta sulle recensioni che lo hanno pubblicizzato... da perdere...
14/05/2005
non mi è piaciuto per niente mi ha fatto veramente schifo ho preferito di gran lunga il libro precedente scritto da questo scrittore.ciao
11/05/2005
Giovanna - xxx@xxx.com
Forse la cosa che mi è piaciuta di più è l'infinita ricchezza lessicale e stilistica, quella che molti trovano ''difficile'': è così bello scoprire che nella nostra lingua tanto impoverita c'è un arcobaleno sconfinato di possibilità e sfumature... e che c'è qualcuno che ancora ha la voglia e le capacità di ''suonare'' l'italiano come il più ricco dei pianoforti! Eppure il romanzo non si esaurisce in questo, in un puro sfoggio linguistico, ANZI! E di fronte a questa sontuosa prova letteraria credo che per una volta dovremmo tutti ascoltare in silenzio.
05/05/2005
E' il libro più brutto che sia uscito da molto tempo a questa parte. Non si capisce il coraggio di fare un lancio di questo impatto per un libro così brutto.
26/04/2005
Una galleria di personaggi indimenticabili e un'atmosfera evocata in modo quasi magico, con pennellate psicologiche pazzesche, toccanti. Come non ritrovare pezzetti di sé in ogni pagina di questo libro? Io lo annovero fra i capolavori inconsapevoli di questo nuovo millennio.
25/04/2005
Un libro bruttissimo. Abbiamo trovato un altro eco (sic) : bisogna leggere il libro con il vocabolario accanto. Uno squallido erudito tronfio e involuto. Il libro non appassiona, non interessa, non intriga, non coinvolge solo annoia. Pessimo !
24/04/2005
alfio - flexn@tiscali.it
è un bel libro...introspettivo e irriverente al tempo stesso.una sana e divertente lettura con una prosa che personalmente piace e che ricorda vagamente quella di aldo busi. ovviamente da sconsigliare a chi ama letture semplici.
19/04/2005
Sinceramente ho deciso di acquistare il libro sulla scia delle prime recensioni positive che ho letto qui sul sito, e anche un pò incuriosita da questo nuovo scrittore (si parlava già di un ''caso Piperno''). Che delusione! Non è che il libro sia proprio da buttare via, ma tanto fragore attorno ad una scrittura del genere non lo capisco proprio! La storia non mi ha coinvolta più di tanto, mi aspettavo tutt'altro. Sono pienamente d'accordo con chi ha messo in evidenza la ''fissa'' dell'autore per le parole ricercate! Ho letto molti libri, e non mi è mai capitato di dovermi portare dietro il vocabolario( per giunta per niente leggero!)per cercare di ''comprendere a pieno ciò che l'autore voleva esprimere nei suoi lunghi periodi''. Ha proprio esagerato! Concludo: non è un libro che ti ''scava dentro'', non ti manca quando l'hai concluso, non ti lascia niente una volta che lo hai finito. I grandi libri sono ben altra cosa!
13/04/2005
Gianantonio Bellucci, Teramo - gbellucci@tin.it
Divertente, ricchissimo, irriverente, e al fondo anche tristissimo: una vera riserva di tesori, questo romanzo! Bravo Alessandro Piperno, speriamo che non si lasci intrappolare dall'immagine che i media gli costruiscono addosso e mantenga questa vena così speciale. A proposito: carina anche l'intervista fatta da Bol: leggetela!
11/04/2005
ciro tapioca - cirotapioca@virgilio.it
Eccetto la prima parte, nella quale l'autore racconta le vicende del nonno e della famiglia, molto divertenti,il resto del libro è uno squallido elenco di vicende di cattivo gusto di un giovane segaiolo invidioso. Tutto sommato penso di avere speso male i soldi e perso tempo.
22/03/2005
Leli - superpuzzibut@tiscali.it
Non lasciatevi ingannare dal tam-tam pubblicitario, dalle frasi pescate ad hoc fra le pagine. Ho smesso di leggere il libro dopo una cinquantina di pagine. Non è per niente interessante. E Piperno, al suo esordio mi par di capire, pretende di scrivere periodi lunghi almeno dieci righe che nemmeno il Manzoni... infarciti oltretutto di termini alquanto ricercati che non fanno altro che rendere faticosa la lettura, si finisce una frase e quasi sembra di annaspare in cerca di un po' d'aria. Anzichè leggere qualcuno che si autodefinisce il Roth italiano (con una bella dose di presunzione), leggetevi l'originale, che è meglio.
03/03/2005
Ecco come Daniel, il protagonista di questo romanzo, parla a un certo punto di sua madre: ''Eppure basterebbe avvicinarla con un po' più d'attenzione, bucando il diaframma del suo cinismo, per scoprire la sorprendente contiguità tra la piccola principessa egoista di allora e questa donna indaffarata. Non ha fatto che spostare i luoghi della sua possibile affermazione: li ha mediati, addolciti, trasformati, nascosti. Ma essi esistono ancora. Sono integri. Lei è per il differimento programmatico della felicità. Si nutre d'attese e progetti continuamente rinviati... Se acquista un paio di scarpe o un nuovo cappotto è disposta ad attendere anche un anno prima d'indossarli, pur di non guastare l'inebriante impressione di novità! ...'' E la descrizione prosegue a lungo, in modo sublime. Ecco, io sono così; e mi sono ritrovata incredibilmente anche in altri passi e altri personaggi di questo romanzo. Che nel suo insieme non è un capolavoro, come molti dicono, ma ha molte pagine che sono dei capolavori. Anche solo per queste vale mille volte la pena di leggerlo.
18/02/2005
Il migliore libro italiano dell'ultimo decennio (almeno). Un Roth italiano che ha molto da dire e che lo dice con stile e coraggio. Consigliato a tutti, specialmente a chi ha una visione del mondo (e della letteratura) meschina e ristretta: aprirà il cuore e la mente.
16/02/2005
G. - gaiettacittadini@interfree.it
Se siete pronti a lasciarvi trasportare da un fiume in piena di parole, trascinanti eppure precisissime e taglienti, se siete disposti a guardarvi allo specchio e a sorridere - amaramente e dolcemente - di voi stessi, se avete voglia di aggirarvi per un tempo sempre troppo breve fra personaggi indimenticabili e uscire da questa lettura con un'idea nuova del mondo e delle persone che lo popolano, aprite questo romanzo: io l'ho letto d'un fiato, in un giorno e una notte, e non vedo l'ora che l'autore ne scriva un altro. E non vedo l'ora di rileggere questo. E sono felice che, senza alcuna retorica squallidamente nostalgica, un giovane italiano quasi mio coetaneo abbia saputo scrivere un'opera letterariamente e ideologicamente così potente. Anche se non condivido affatto molte delle sue tesi. Questo è un libro che segna, che brucia, che sveglia chi lo legge: solo i grandi libri possono cambiare la vita. Parole VIVE. In un saggio del 2002, poco tempo prima di morire, Giuseppe Pontiggia scriveva: ''Uno scrittore (...) interroga le emozioni, moltiplica gli azzardi, dilata gli spazi. Non delimita il campo, lo ingrandisce, lo porta ai confini dell'universo ovvero di se stesso. Spesso chiosa in modo apparentemente antitetico ciò che dice. Fa il canto e insieme il controcanto. Nega con il disegno, afferma con il colore. Mentre esplora un mondo, ne abita altri possibili, ne inventa altri paralleli. NON è UN PASSAPORTO DIPLOMATICO PER LA IRRESPONSABILITà, MA IL RICONOSCIMENTO DELLA SUA RESPONSABILITà PIù PERSONALE E PIù FRAINTESA'': questo è quello che risponderei a chi non apprezza questo libro per ragioni ideali. Perché dal punto di vista letterario e formale, sfido chiunque a trovarvi dei veri difetti. Leggetelo!!!
