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Come si fa a diventare buoni? E che cosa significa essere buoni? Katie Carr non se l'è mai chiesto: una donna diventata medico per aiutare gli altri e che ha cresciuto i figli ai valori morali più profondi non ha bisogno di porsi la questione. Finché non tradisce il marito. E allora lui, David, decide di dare una svolta alla sua vita. Abbandona le arguzie sarcastiche con le quali non risparmiava nessuno, nemmeno la moglie e i figli, e rinuncia a versare veleno su tutto e tutti nella rubrica che firmava regolarmente su un quotidiano locale; insomma, smette di essere "l'uomo più arrabbiato di Holloway" per diventare buono. Niente di più azzeccato, a questo punto, dell'entrata in scena di BuoneNuove che, una storia di droga alle spalle, aiuta David a varare progetti piccoli e grandi per contribuire a risolvere il problema della sofferenza umana: lasagne prese da casa per sfamare i barboni del parco, giocattoli sottratti ai figli per intrattenere i bambini meno fortunati, esortazioni agli abitanti della via perché mettano a disposizione una stanza per i senzatetto e infine un bel manuale di istruzioni su come ridistribuire equamente le ricchezze mondiali. Com'è prevedibile, Katie perde ogni punto di riferimento: il marito è irriconoscibile, i due figli si schierano l'uno con la madre e l'altra col padre, e lei deve sopportare la convivenza coatta con BuoneNuove e un senzatetto che si fà chiamare Scimmia. E, catapultata in una realtà tutta nuova, è costretta a riflettere sulla crisi del suo matrimonio. Spostando il suo sguardo arguto sui temi della famiglia, dell'amore coniugale e dell'amore tout court, con questo nuovo romanzo Hornby aggiunge una nota di amarezza al suo consueto humour: quella di chi è determinato a mettere a nudo ogni ipocrisia e ogni menzogna, grande o piccola.
28/04/2004
Giulia - giulietta@tiscali.it
No un'Hornby così proprio non mi piace... E non perchè è cresciuto (o invecchiato) o perchè non parla di calcio... Ma perchè non ci trovo la freschezza di Alta Fedeltà o di Un Ragazzo... Come diventare buoni non mi lascia nulla, neppure la voglia di criticarlo. Speriamo che il prossimo romanzo (visto che 31 canzoni non può certo essere considerato tale) non ci deluda allo stesso modo o saremo costretti a leggere solo le sue recensioni tradotte su Internazionale...
31/03/2004
Dove sei vecchio nick? ritorna a scrivere di ciò che hai vissuto e lascia a vecchie zampogne sfiatate il ''privilegio'' di dirci come vivere. Non ho ancora finito di leggere il libro e non vedo l'ora di accantonarlo come una spiacevole parentesi.
09/10/2003
Grande Hornby, mi erano piaciuti sia Febbre a 90, uno dei pochi libri interessanti sul calcio e i suoi tifosi, sia Alta fedeltà con la sua mania (che poi è dilagata) delle classifiche. In questo romanzo ha fatto centro, bersagliando e sbefeggiando, il buonismo e il politically correct che va' tanto di moda ma proprio per questo suona falso e ipocrita.
12/05/2003
L'ho comprato per due motivi: uno perchè il titolo mi incuriosiva, due perchè lo scrittore era accompagnato da una fama come quella di about a boy e alta fedeltà. Risultato: delusione. Il punto di partenza è buono...l'idea di mettere in discussione le basi del proprio quieto vivere fa anche pensare, però alla fine rimane povero nelle conclusioni e nella trama. Si lascia leggere per la leggerezza ma non stimola il lettore ad ulteriori approfondimenti. Aurora
10/05/2003
Sono uno che legge parecchio. Devo dire che la lettura di questo libro non mi ha esaltato ma incuriosito. Scorre bene ed è comunque un bel libro da leggere. Non ho amato molto l'arresa finale.... Leo
13/08/2002
Fab. - anonimo@libero.it
Secondo me meno brillante del solito. Hornby affronta un tema difficile e, pur partendo da un'ottima idea, finisce un po' con l'impantanarsi e giunge con fatica alla conclusione. Ho apprezzato più i personaggi ed i bozzetti delle situazioni via via descritte, che non l'intero libro. Suggestivi comunque gli spunti di riflessione. Il bene non si dovrebbe perseguire con la logica dei compromessi, ma la nostra morale dei compromessi non può più farne a meno...
20/06/2002
non sono ancora riuscita a catalogare questo libro appena finito. Lontano da Alta fedeltà e Le Parole Per Dirlo, altro genere però niente male; certo niente male per un libro di Hornby forse è un po' pochino però il consiglio è di leggerlo. Manuuu
21/05/2002
Parte da una buona idea. Tutti vorremmo essere più buoni, nessuno però pensa agli ostacoli che incontrerebbe diventandoci realmente. Un piccolo saggio sulle contraddizioni sociali dei nostri tempi.
23/10/2001
<br>bollato come profondamente cinico, l'ho comperato per "imparare" a essere meno caustico nelle sentenze e piu' benevolo nelle opinioni. ma con tutta la buona volonta', non riesco proprio a parlar bene di questo hornby delle quasi 300 pagine se ne salvano poche: zero ironia, tanto patetismo. o siete già buoni o con questo libro farete fatica a diventarlo. di certo non emulando i personaggi del testo, che sembrano più tonti che altro. forse e' buono come autoconsolazione per chi ritiene "il sistema" responsabile del degrado (umano) del pianeta; ma se ci consoliamo con cosi' poco...
26/09/2001
<br>L'ho finito!!!! com'è? è molto bello, forse non raggiunge i livelli di alta fedeltà ma è un libro davvero BEN SCRITTO, si lascia leggere in maniera straordinaria e non annoia mai, i personaggi sono davvero ben caratterizzati e pazienza se verso il finale scivola un pò nel moralismo, davvero una buonissima lettura, ve lo consiglio caldamente Gigi
30/08/2001
<br>Ho letto il libro in inglese, perché non ce la facevo ad aspettare. Mi ha rapito quasi subito per la freschezza, l'intelligenza e anche l'originalità. Mi è sembrato un romanzo che ti fa riflettere sia sulla necessità di essere più generosi, sia sul rischio di puntare solo ai grandi obiettivi, sacrificando chi ci sta vicino. E' anche molto divertente, e la cena con Barmy Brian fa venire la pelle d'oca per quanta tenerezza ispira. E' un Hornby diverso dai libri precedenti (non per nulla si mette nei panni di una donna, il che per l'autore di Alta Fedeltà è una vera metamorfosi) ma ugualmente brillante. Conferma che Hornby, che forse non sarà un autore immortale, è bravissimo a dosare risate e commozione, ironia e disincanto. Lorenzo M.

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