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Cielo nostro


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I contenuti

In una camerata dell'Accademia Militare di Torino del 1842, il giovane cadetto Giuseppe Govone, che conosce bene l'inglese, traduce ai compagni i fascicoli periodici della "Bottega dell'antiquario" di Charles Dickens. Le vicende della povera fanciulla Nelly sono seguite con ansia nel mondo da migliaia di lettori. Attraverso allievi e ufficiali, la narrazione quindicinale è riportata in tutta la città, fino all'attenzione del re, Carlo Alberto. Giunto all'ultimo capitolo, con la morte della sventurata, il ragazzo turbato inventa un lieto fine. Quando più tardi si verrà a sapere la verità, la sua bugia, male interpretata, suscita irritazioni. "Cuore di pietra" lo definirà, quasi marchiandolo, lo scalognato re. Così, con questo episodio emblematico di una disposizione a intervenire sugli eventi, hanno inizio le vicende e le avventure del generale Giuseppe Govone. Boatti, facendola rivivere dalle scartoffie e dalla polvere del risorgimento, ripercorre un'esistenza piena di luci e di ombre, di slanci e di crudezze, fino alla tragica misteriosa conclusione. Dalla prima guerra d'indipendenza con Carlo Alberto all'armistizio con Vittorio Emanuele II e Radetzky; da Balaclava alla guerra del '59 col cammeo variato della piccola vedetta lombarda; da Teano con Garibaldi a Berlino con Bismarck; dalla lotta al brigantaggio meridionale alla sconfitta di Custoza: sono solo alcuni degli eventi cui Govone partecipa in prima persona, con una progressiva devastante presa di coscienza che l'unificazione del Paese avvenga per segni controversi e prospettive di sventure. Forse morendo il generale volle seppellire con sé, insieme ad altri segreti, quella visione penetrante e così opposta a quell'agiografia prospera che finirà con l'avvolgere tutto nella palta della retorica.
Boatti ama la storia ma rifiuta l'obbiettività del reale e postula una libertà narrativa come più adatta a interpretare la vita.


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