Se non conoscete ancora l'autore, non c'è libro migliore per avvicinarsi a Massimo Gramellini, un ex trentenne, ex magro ed ex pieno di capelli che parla a raffica, tifa Toro e sogna di invecchiare scrivendo romanzi d'amore in riva al mare, ma soprattutto: una delle più acute e brillanti firme del giornalismo contemporaneo che dalla prima pagina de "La Stampa" dà ogni giorno il 'BUONGIORNO' ai suoi lettori con corsivi ricchi di apologhi, fatti della vita e ritratti esilaranti in punta di fioretto. In genere, ritratti di italiani. Umorali e anarchici, vittimisti e superficiali, con il pallino del posto fisso e completamente privi di senso dello Stato, perché semmai è lo Stato che fa loro senso. Eppure ancora capaci di sorprendersi e di sorprendere. Di italiani, ma non solo. Il campionario è vasto. Americani che si credono padroni del mondo ed europei che non credono più a niente, politici d'assalto e cittadini indifesi, (s)vip e presunti famosi, coppie precarie ed eterni single, figli molli e genitori bulli, facce toste ed eroi della porta accanto, tifosi sfegatati e atleti dopati, analfabeti di ritorno e altri di sola andata. Difficile non ritrovarsi nell'Abbecedario immaginario dell'autore. Difficile non ridere, appassionarsi, indignarsi persino. E alla fine, per essere felici o almeno provarci, la regola sembra essere per tutti una soltanto: tornare ad agire con la spontaneità degli ingenui. Ricominciando a credere che i miracoli possono ancora accadere. Purché la si smetta di aspettare che vengano da fuori di noi.
12/09/2007
cristina amelio - criso68@hotmail.com
Credo che il talento di un giornalista e scrittore si misuri considerando tanti elementi, e Gramellini li possiede tutti: cultura, attenzione, sintesi, trasparenza, (auto)ironia. Credo anche, e felicemente, che Gramellini sia privo di tutti quei connotati inutili e odiosi, tipici del momento mediatico che stiamo vivendo: pettegolezzo, volgarità, vuotezza. Già ricevendo il suo ''Buongiorno'' mi ero divertita (e amareggiata) nello scoprire fatti e misfatti della nostra società, ma con quet'ultima sua opera ho davvero, e con sorpresa, capito che l'ingenutià, anzichè annebbiare o distoecere il pensiero, diventa una preziosa lente d'ingrandimento. Da invidiare ai bambini e agli adulti capaci di ritornare bambini.

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