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""Cent'anni di solitudine" è come la base del puzzle di cui ho fornito i pezzi nei miei libri precedenti. Le chiavi sono date tutte. Si conoscono l'origine e la fine di tutti i personaggi, e la storia completa, senza lacune, di Macondo... Benché in questo romanzo le stuoie volino, i morti resuscitino e ci siano piogge di fiori, è forse il meno misterioso dei miei libri, perché l'autore tenta di portare per mano il lettore in modo che non si perda mai, e che non resti nessun punto oscuro. Qui finisce il ciclo di Macondo: in futuro cambierò totalmente tema..."
Così García Márquez spiegò a Luis Hars il tema e lo schema di questo libro. Macondo è un paese immaginario di Colombia che Carlos Fuentes ha paragonato alla contea faulkneriana di Yoknapatawpha. Un microcosmo sconvolto da cataclismi biblici, devastato dalla follia degli uomini e scosso da mille piccoli drammi o gioie quotidiani. E' la sede di un secolo di vita dei Buendía, che sono insieme i Sartoris e gli Snopes, sono i creatori e i distruttori di questo villaggio cui s'arriva attraverso "nebbiose gole, tempi riservati all'oblio, labirinti di delusione". L'isolamento permetterà a Macondo di conoscere dapprima l'età d'oro dell'ingenuità, i tempi facili del meraviglioso. A lungo i soli legami con l'esterno saranno dati
da una tribù di zingari che verrà ogni anno a proporre oggetti eterocliti; il loro capo, Melquíades, a un tempo Mefistofele e Nostradamus, comporrà strane profezie, che varie generazioni di Buendía cercheranno di decifrare e che alla fine si riveleranno come la storia del secolare sprofondamento di Macondo. Macondo infatti è destinata a scomparire. Come i topi della "Peste" di Camus, le calamità squassano il villaggio, prima di precipitarlo, morto l'ultimo Buendía, nel nulla. Di colpo gli abitanti saranno colpiti da un'insonnia generatrice d'un'amnesia che li costringe a scrivere su ogni oggetto il suo nome; e se l'arrivo delle autorità ecclesiastiche e civili provoca soltanto emozioni degne di Clochemerle, la politica getterà invece il villaggio nella tragedia e nelle 'miserie' della guerra civile. Infine un gruppo di ingegneri americani scopre la vocazione bananiera di Macondo... Tutto è dunque possibile a Macondo. Sogno e realtà coesistono. Nulla stupisce nessuno, soprattutto in questa famiglia Buendía dal destino solitario. Il tempo descrive, con crescente rapidità, onde concentriche intorno al punto in cui, uno dopo l'altro, i Buendía vengono inghiottiti. Invano tenteranno le donne della famiglia, con le loro virtù domestiche e il loro dinamismo, di opporsi alla caduta. Gli uomini sono persi in un ciclo infernale: le guerre, i galli da combattimento, le donne di malaffare, le imprese deliranti... E' il caso di una delle figure chiave del romanzo, il colonnello Aureliano Buendía: in questo personaggio García Márquez ha raggiunto l'espressione piú perfetta e patetica della solitudine dell'uomo latinoamericano. Attraverso compromessi e viltà, una ricerca d'assoluto, di giustizia; scartata la tentazione della violenza, resta scampo soltanto nella solitudine assurda e irrisoria. Aureliano Buendía finirà i suoi giorni fabbricando pesciolini d'oro... (Claude Fell in "Le Monde")
Il romanzo di Gabriel García Márquez, pubblicato nella collana "Narratori" nel 1968 e in "Universale
Economica" nel 1973, è riproposto in un'edizione speciale rilegata per i cinquant'anni della casa editrice.
26/05/2006
Direi che è veramente un libro da non perdere...parla di cose fantastiche, proprio come una fiaba, ma i fatti sono quelli che alla fine riscontriamo nella vita di tutti i giorni.. Ogni pagina ne richiama un'altra fino alla fine di una generazione durata cent'anni!!
09/09/2005
SERENA MARTIRE '88 - carmelomartire@comeg.it
Forgiato come un classico nella leggerezza della narrazione moderna,pervade con la sua estrosità e illusorietà.Si presenta come una favola impostata sulla realtà lunga 100anni.Narra la storia di una stirpe che si impone su Macondo,villaggio irreale pieno di contraddizioni e di fenomeni inspiegabili.Esso è un luogo senza tempo,dove il tempo reale sembra fondersi con quello irreale,dove i sogni e le illusioni prendono consistenza e si materializzano.I potagonisti sono la famiglia Buendìa fondatrice di Macondo.Uomini e donne della famiglia sono come marchiati dal segno del destino avverso ereditario,che li influenzerà dal primo all'ultimo membro in base al nome portato e al sesso.Esiste una marcata linea di demarcazione tra le azioni degli uomini e quelle delle donne della famiglia.I primi finiranno con il condurre la famiglia alla distruzione attraverso i loro deliri di grandezza,le guerre immotivate,il fallimento dei loro affari stravaganti e le loro donne di dubbia moralità.Le seconde tenteranno invano di tirare le redini della famiglia e di salvarla dalla distruzione inevitabile attraverso le loro doti straordinarie e il loro dinamismo costruttivo.La solitudine è come la maledizione della famiglia a cui ogni individuo giungerà inevitabilmente attraverso le ossessive abitudini intraprese come le attività artigianali stravaganti o le laceranti e alla fine quasi incestuose passioni carnali,essa attraverso questo percorso li intrappolerà.Ma la solitudine però non costituisce un danno per loro,al contrario riuscirà a metterli a contatto con la loro interiorità,con se stessi.Abbandonandosi ad essa finiscono per concepire un loro posto nella realtà,in quella personale e in quella illusoria,riescono cioè a collocarsi nello spazio e nel tempo cosa difficile in un luogo come Macondo.Infatti il significato più recondito del romanzo è una metafora sulla ricerca di noi stessi,del nostro mondo interiore,e sul modo in cui ci poniamo nella realtà a discapito dei problemi non solo personali ma anche di quelli di proporzioni bibliche di natura climatica o antropica reali,e in questo Macondo è molto simile alla realtà,ma in questo luogo vicino alla realtà convive anche la fantasia e tutto si risolve in maniera paradossale,solo i protagonisti riescono a dare quel tocco di realtà e di normalità.In tutto il romanzo per fare coesistere il clima di realtà con la fantasia estrosa e illusoria viene ampiamente utilizzata la tecnica dello straniamento per la quale fatti,eventi,situazioni che risultano normali agli occhi del narratore e dei protagonisti grazie ad una serie di convenzioni,risultano invece in realtà come paradossali.Grazie a questa tecnica vengono perfettamente inseriti nella realtà fenomeni come:stuoie che volano,pioggie di fiori,farfalle gialle che segnano l'arrivo di qualcuno,morti che continuano a vivere e ad invecchiare come se fossero in vita,persone che non si decidono mai a morire e muiono solo dopo molto tempo,oppure altre che instaurano patti con la morte e posticipano la loro ora.La morte così come la solitudine ha un significato particolare nel romanzo ed è intesa come sopraffazione delle avversità della vita sulle persone. Infatti tra i potagonisti riescono a vivere di più coloro che dimostramo che sono disposti ad utilizzare la loro grinta,la sopportazione e la pertinacia necessai per affrontare la vita,diventano quasi immortali coloro che riescono a mostrare tutta la loro forza interiore(in particolare le donne)mentre soccombono presto coloro che sono interiormente più fragili(in questo caso gli uomini).Cent'anni di solitudine non è un inno alla solitudine o alla morte ma essensialmente alla vita stessa,alla forza d'animo che ognuno può mettere a disposizione per affrontarla.

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