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Nell'autunno del 1959 Piergiorgio Odifreddi varcò la soglia del Seminario di Cuneo. La sua intenzione era quella di diventare un giorno papa, e benedire da una finestra di Piazza San Pietro la folla estasiata. Ma presto imparò che «il cammino che porta al soglio pontificio è più accidentato e tortuoso di quanto un bambino avesse ingenuamente potuto immaginare». E, soprattutto, che «per poter un giorno comandare bisognava iniziare subito a obbedire» e a essere rispettosi: cosa che già allora non gli piaceva particolarmente. Cinquant'anni dopo, il matematico impertinente ricorda quei tempi e, contenendo per una volta il suo abituale tono urticante e provocatorio, scrive con grande rispetto e sincerità a chi papa lo è diventato per davvero. Anche se, da scienziato, non abiura al dovere intellettuale di rimanere saldamente ancorato ai fatti della realtà fisica, storica e biologica. Ed è dunque costretto a confutare punto per punto il teologo Joseph Ratzinger, che crede invece in ciò che va «oltre » la realtà e sconfina nella metafisica, nella metastoria e nella metabiologia. In questa lettera si confrontano così due metodi, due atteggiamenti, due visioni del mondo. Da un lato il «comprendere per credere», che accetta prudentemente di dar credito soltanto a ciò che si capisce e si conosce. E dall'altro il «credere per comprendere», che si azzarda a scommettere su ciò che ancora non si capisce o non si conosce, nella speranza che tutto poi si chiarificherà o giustificherà. Ma, soprattutto, in questa lettera si contrappongono due Credi. Da un lato, il Credo canonico dei fedeli, commentato da Ratzinger nella sua memorabile "Introduzione al cristianesimo". E dall'altro il Credo apocrifo dei razionalisti, enunciato da Odifreddi in una lettera che si presenta come un'altrettanto memorabile introduzione all'ateismo.
28/05/2011
Finalmente un libro interlocutorio con la massima autorità della Chiesa Cattolica. Criticarla solamente e a volte ferocemente non serve davvero. La Chiesa Cattolica si rivolge a quasi un miliardo di persone. Sarebbe meglio se potesse farlo autorevolmente a tutti i cristiani. E' il primo passo per riuscire a diventare più credibile anche presso i non cristiani che credono in un solo Dio e anche presso coloro che credono in una spiritualità non personalizzata o addirittura "umana", volta ad assecondare o a divenire responsabile coprotagonista del processo evolutivo, di cui l'uomo è stato, nell'universo conosciuto, posto al vertice. Il Mondo globalizzato ne ha bisogno.

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