Che cos'è questo "Camper"? "Farsa edipica / in 2 tempi e 10 rounds", dice il sottotitolo... Dunque si tratta d'uno scontro, d'un combattimento, d'un 'match'. E gli avversari, i protagonisti, sono un padre e un figlio. Vittorio e Alessandro (qui 'Alessio'), con l'appendice d'un secondo figlio, Jacopo (qui 'Giacomo'), e di una non meglio identificata 'ragazza'. Come si vede, siamo nel più puro autobiografismo: un Padre (attore famoso) mette in scena se stesso e suo Figlio (anche lui attore e in fama crescente)...
Ma il 'match' generazionale non si limita ad opporre le persone fisiche del padre e del figlio, coinvolge anche gli oggetti simboli dell'uno e dell'altro campo, i modi di vivere, le abitudini, i luoghi comuni, le idee e gli strumenti attraverso i quali essi si esprimono. In questo senso, "Camper" è anche un manifesto, una resa dei conti, una disperata ma leale difesa di valori ideali ai quali è stata dedicata un'intera vita. Così, fra le pieghe d'un dialogo spregiudicato e buffonesco, apparentemente superficiale, si insinua un discorso serio, detto con il pudore e la discrezione che gli si addicono, i cui punti di forza sono i due brani di Kafka, "I miei undici figli" e la notissima "Lettera al padre". Nella fase declinante della propria esistenza, alle soglie del nuovo millennio, un padre passa il testimone al figlio, come in una gara olimpionica, offrendogli come viatico la propria esperienza, ma lasciandolo libero di scegliere la sua strada e il modo di percorrerla. E' una grande lezione di vita e un nuovo capitolo che si aggiunge a quell'autobiografia con la quale, tredici anni fa, Vittorio Gassman dette inizio al suo "grande avvenire" di scrittore.
