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La 'buskashì' è il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. E' un gioco violento e senza regole: l'unica cosa che conta è il possesso della carcassa, o almeno di quello che ne resta, al termine della gara. E' come il tragico gioco a cui partecipano i numerosi protagonisti del conflitto afgano, una partita ancora in corso, solo che al posto della capra c'è il popolo dell'Afganistan. "Buskashì" è la storia di un viaggio dentro la guerra, che ha inizio il 9 settembre 2001, con l'assassinio del leader Ahmad Shah Massud, due giorni prima dell'attentato di New York. Un viaggio "clandestino" per raggiungere l'Afganistan mentre il Paese viene abbandonato da tutti gli stranieri e si chiudono i confini. L'arrivo nella valle del Panchir, l'attraversamento del fronte sotto i bombardamenti per raggiungere Kabul alla vigilia della disfatta dei talebani, la conquista della capitale da parte dei mujaheddin dell'Alleanza del Nord, la Kabul "liberata": l'esperienza della guerra vista dagli unici testimoni occidentali della presa di Kabul.
29/08/2005
monique - carralmonique@tiscali.it
''[...]non li sfiora neppure il dubbio che la guerra sia la più grande vergogna della specie umana, una specie talmente poco sviluppata da non riuscire ancora a trovare, dopo millenni di storia, un modo per risolvere i propri problemi che non sia l'autodistruzione.'' ... vorrei avere il coraggio delle persone con cui ho 'viaggiato' leggendo le pagine di questo libro... vorrei non sentirmi così impotente davanti alla follia di questo mondo... vorrei che un giorno non troppo lontano, la maggioranza degli uomini potesse pensarla come Emergency... come dice Gino, ''non solo un altro mondo è possibile, ma questo mondo, il nostro mondo di oggi, è impossibile, non può resistere, ci sono ferite e piaghe profonde, da qualsiasi parte lo si guardi''... queste pagine dovrebbero essere lette da tutti, ad ogni angolo del pianeta.... non possiamo essere così stupidi da non capire, da non riuscire ad aprire gli occhi...
14/08/2003
dony - cuculele@libero.it
come il precedente libro di Strada, anche questo è un pugno nello stomaco...è vero che sarebbe troppo facile pensare che la nuova guerra è solo chirurgica, ma ci credono veramente tutti imbecilli? ma quando mai le guerre lo sono? servono solo ad ammazzare.(naturalmente questo è un mio pensiero daltronde non sono uno stratega e molte ''necessità belliche'' non le capisco!!!!) Alla pagina 162 del libro c'è l'analisi fatta dal professor Abdulkharim su questa guerra ed è uno spaccato di verità... Grazie di cuore a tutte le persone che lavorano per Emergency che continuano a farci sperare.
01/04/2003
Irene - fuser@email.it
Storie di tutti i giorni in un paese devastato dalle mine. E la testimonianza diretta di uomini che con coraggio portano un aiuto valido, non solo solidarietà, alle vittime di una guerra vile. Impossibile non ammirare Gino Strada e chi si impegna come lui. Grazie Emergency
28/12/2002
- Villa.Antonio@ecoservice.191.it
Acquisito (e comunque sempre da sottolineare) che le guerre portano distruzione e fanno vittime perlopiù fra i civili, colpisce in questo libro la capacità di Gino di dialogare con i leader dell'Alleanza del Nord e con i ministri del governo Talebano. Per quanto per molti versi inaccettabile sia stato il comportamento delle due fazioni, il libro restituisce nomi, volti, pensieri e orientamenti diversi a uomini di potere altrove identificati con la mera appartenenza a gruppi in lotta: premessa unica e fondamentale per un dialogo (duro quanto si vuole). Emblematica l'immagine del capoposto mujaeddin che comunica con il capo talebano del fronte opposto (benedicendo Allah) per garantire a Gino il passaggio del fronte.
03/11/2002
Non e' solo un libro che racconta le vicende di Strada nell'Afganistan, ma soprattutto un occhio su cio' che i giornali e le televisioni non ci faranno mai vedere
25/09/2002
Ho apprezzato la capacità dell'autore di evocare la dimensione avventurosa sempre e rigorosamente ricondotta al dramma reale, distruttivo della guerra, vissuto con passione autentica, misurata e mai retorica. Il libro ci mostra, dal ''di dentro'', cosa è una guerra: un punto di vista sobrio ed accorato che non lascia spazio a lacrime di circostanza, così come smonta la visione mediatica e politicamente opportunistica e ideologica di qualsiasi guerra.
16/09/2002
Flavio - flavius29(no_spam!)@katamail.com
Forse perchè sta per cominciare una nuova guerra all'Iraq o forse perchè è ancora più ''avvincente'', se così si può dire visto che qui la guerra è vera -morti e mutilati compresi-, ho ''divorato'' questo libro ancor più avidamente di Pappagalli Verdi. Qualcuno ha scritto che la guerra è un affare, una risposta keynesiana alle difficoltà economiche. Spieghiamoglielo almeno, ai medio-orientali, che qualcuno in nome della libertà e della giustizia lo dobbiamo pur seppellire di bombe.... *** «[...]Altro fatto poco noto e imbarazzante è che Usa e gran Bretagna stanno bombardando l’Iraq da almeno due anni con frequenza settimanale. Un giornale inglese ha valutato il costo di questi bombardamenti, per la sola quota britannica, in 800 milioni di sterline all’anno. Il Wall Street Journal ha riportato il dilemma angloamericano relativo alla mancanza di obiettivi: «Non ci rimangono che i gabinetti di campagna», sarebbe il commento sconsolato di un funzionario del Pentagono». Fabio Mini, ''Un anno dopo'', supplemento a Limes 3/2002.
16/09/2002
io ho sempre ammirato Gino Srada x il suo coraggio e per la sua umanità.credo che se al mondo ci fossero 100 persone capaci come lui qualcosa andrebbe meglio! questo libro è toccante,come lui d'altronde,e rappresenta la vera storia di questo popolo che, in un certo senso, è la ''carcassa''contesa dai grandi,che grandi nn sono,del mondo. grazie Gino
