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"I popoli, come gli individui, non amano tramandare ricordi sgradevoli, e i potenti di ogni tempo usano la storia come consolazione per il presente e orientamento per il futuro. Quanto agli storici, raramente riescono a uscire dall'ovvietà di interpretazioni che risentono del clima culturale e politico in cui vivono. Dunque scrivere un'Antistoria degli italiani non significa denigrare un grandissimo popolo, ma liberare il suo passato dai luoghi comuni, dalle ""dimenticanze"" e dalle falsità accumulatesi generazione dopo generazione. E' proprio vero che discendiamo dagli antichi romani? La guerra gotica del VI secolo non fu più importante, per il nostro destino, dei due conflitti mondiali? Il brigantaggio meridionale dopo l'Unità, liquidato in poche righe nei testi scolastici, non fu una delle più sanguinose e crudeli guerre civili di tutti i tempi? I partigiani, quasi sempre educati e cresciuti sotto il fascismo, non ne condividevano modi e mentalità? Può ancora essere considerato grande un popolo che dette il meglio di sé quasi cinque secoli fa? Siamo davvero così furbi? Antistoria degli italiani è un'appassionante storia d'Italia e degli italiani che hanno contribuito a formare il ""mito"" italico: da Caracalla a Mussolini, da san Francesco a Mazzini, da Romolo a Giovanni Paolo II, i due non italiani che aprono e chiudono la vicenda di un popolo che ha preso più vizi che virtù da tutti quelli con i quali è venuto in contatto, dando in cambio più virtù che vizi. E che - anche per questo - è da tutti amato e detestato. Come nei suoi precedenti libri, Giordano Bruno Guerri sfugge all'ovvietà delle interpretazioni storiografiche epocali o interessate, fornendoci invece una ricostruzione originale, acuta e irriverente di tremila anni di storia."

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