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Il complesso e sofferto dibattito sulle relazioni tra ebrei e non ebrei tende spesso a distinguere ciò che viene definito 'antisemitismo moderno' da ciò che lo precede, nel mondo antico e nell'età di mezzo. Si riconoscono matrici differenti, di ordine religioso, economico, identitario, ma tutte piú o meno contingenti e legate al momento storico e al luogo geografico esaminato di volta in volta. Molto piú difficile è tracciare un quadro complessivo delle relazioni tra ebrei e 'gentili', che trascenda la contingenza storica e delinei un fattore comune in grado di abbracciare duemilacinquecento anni di storia e un ambito geografico che includa l'intero pianeta. Rivendicando il suo ruolo di scrittore e non di storico professionista, Abraham B. Yehoshua propone la sua personale ipotesi di lavoro, nella speranza che altri raccolgano la scintilla e la elaborino con rigore scientifico. Per Yehoshua, la particolarità degli ebrei nasce dalla coincidenza di religione e identità nazionale e nella tensione che questa coincidenza ingenera, presso gli stessi ebrei e presso i popoli tra i quali gli ebrei si sono trovati a vivere. Tensione che il sionismo, forse, potrebbe risolvere.
26/10/2004
Yehoshua espone una interessante ipotesi che ritiene essere alla radice del fenomeno dell'antisemitismo che, nonostante la diversità delle circostanze e dei contesti in cui si manifesta, rimane una costante da tanti secoli. Il sionismo come anticorpo della malattia ''nazionalismo''? Gli ebrei martiri e paladini inconsapevoli della lotta contro l'egoismo razziale? La prospettiva è molto interessante e spero che qualcuno accolga l'invito dell'autore e indaghi più a fondo la questione.

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