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"Amore mio infinito" è composto di cinque grandi storie d'amore, cinque sequenze narrative di un unico romanzo autobiografico, diviso in due parti. Ogni sequenza è narrata in un particolare registro, con una tecnica diversa. Il libro inizia con "La bambina", dove si racconta l'età del Calippo e, appunto, della bambina "che aveva una faccia come Maria Giovanna Elmi", in una lingua che ha lo splendore intenso del linguaggio infantile. "I coccodrilli" è invece l'età della tragedia familiare, e dell'amore per Maria che "aveva un sacchetto della spesa giallo, una tuta da ginnastica rossa e i capelli neri lunghissimi", ed è scandita dal ticchettio implacabile del tempo che comanda a persone e amori, come il coccodrillo di Edoardo Bennato (e Peter Pan). Ne "Gli anni d'oro del grande Real" la sfida al tempo - oggetto profondo del libro - diventa conto alla rovescia verso il motore immobile, la forza d'attrazione cosmica del bacio d'amore a Silvia, e la narrazione è farcita dei richiami cult dell'epoca in una tenerezza pura rapita nel vortice degli anni perduti. Chiude la prima parte "Caterina Marrone", sulla soglia del mondo adulto, sulla nota tenuta di una solitudine "che mi accompagnava come un vizio che non finisce mai".
Nella seconda parte, "L'agitazione cosmica", il narratore ormai adulto osserva piazza Cordusio a Milano e retrocede, o avanza, come il cosmonauta nel finale di "Odissea nello spazio", in un canto dispiegato dove il presente e il passato, il tempo e lo spazio si fondono finalmente e il luogo geografico evoca un condensato psichico enorme, con gesto sciamanico che coincide con un puro atto d'amore e chiude il libro a cerchio, 'infinito'.
08/01/2008
Un libro che riesce a racchiudere tutta l'evoluzione del sentimento chiamato amore. Un linguaggio molto semplice e accessibile a tutti. Ho letto qst libro più di 10 volte e ogni volta che lo leggo un'emozione nuova mi travolge e diventa come una forza liberatoria. E' bellissima la sua articolazione, la divisione in quattro cose e il finale... Ci dà una panoramica completa di come si può amare e di come è l'amore in qualsiasi età della nostra vita e ci fa capire che solo e sempre lui sarà la forza che guida le nostre vite. Un complimento speciale all'autore che è un grande artista. Libro da leggere assolutamente se avete voglia di perdervi nelle parole ed essere cullati da un dolce vertigine di contraddizioni. moderno fresco strong... Semplicemente unico.! By the DaRk PrInCess
26/08/2003
Colpita da una citazione in una rivista, l'ho comprato e l'ho letto d'un fiato, un paio d'anni fa. Era il tempo di Infinito di Raf, e fu così subito anche il tempo di Amore mio Infinito di Aldo Nove.
27/07/2002
Serena - sere_110@hotmail.com
Il presunto cannibale ha in serbo una sorpresa. Preziosissima. Un romanzo. Tenero a livelli incomunicabili. Candido. Disperatamente nostalgico. Chi fosse già incappato nella palude-nostalgia troverà un compagno di strada ideale in Nove, che dice di vivere in uno stato nostalgico ormai in fase irrecuperabilmente sclerotica. Chi ancora è immune, difficilmente lo rimarrà. E occhio alle sabbie mobili. Non che tutto questo non fosse già nei racconti di Woobinda (poi SuperWoobinda). Ed è proprio questo che, secondo me, faceva sì che Nove già allora fosse anni luce distante dai comunemente detti cannibali (dai racconti dell¿antologia Gioventù cannibale), sempre che si decida di prendere per buono il fatto che siano effettivamente esistiti, e che non si sia trattato di un convito riunito per l¿occasione: creazione a tavolino del caso editoriale (operazione, tra l¿altro, perfettamente riuscita). Ma comunque. Dicevo: caratteristiche già presenti - se pure mischiate ad immagini molto più toste - che qui rivendicano uno spazio intero per loro, dove possano respirare, come si dice, a pieni polmoni. Rigenerarsi. La bellezza dell¿incontro, dei primi attimi di un amore. Le primissime battute, quasi ancora incosapevoli, nelle quali il sentimento esaurisce la propria infinitezza. Specialmente la prima volta, quando ancora non sai cos¿è, che ti succede, quando sei piccolo e hai abbastanza incosapevolezza per dirlo: Amore mio infinito. O nell¿adolescenza, quando l¿amore un po¿ lo sai, che cos¿è. Ma devi provarlo, concretamente. Quando i pensieri diventano come tanti pezzetti di pongo colorato mescolati insieme in una palla di un colore angosciosamente indefinito. Quando tutto è infinito. Non solo l¿amore. La vita stessa. Lo stile ricalca questa ignoranza (nell¿accezione più precisa del termine), con uno scrivere che sembra quello di un bambino che cerca di far bene, chè il tema poi deve leggerlo la maestra. E¿ questo il linguaggio inevitabile, preteso. Un linguaggio che si avvicini il più possibile all¿emozione pura, e che dica infinitamente di più rispetto al cosiddetto italiano letterario con annessi e connessi paroloni spropositati e vertiginosamente vuoti. Niente parole con l¿eco, insomma. Se ci urli dentro, alle parole di Nove, senti solo che sono irrimediabilmente piene. Quello che hai urlato non ritorna mai uguale. Ogni grande amore, o piccolo, può per qualche tempo godere del privilegio dell¿infinitezza. Il resto non conta. Il resto è altra storia. Il resto, come si dice, è vita. Desolatamente finita. In un racconto di qualche anno fa, ¿Il sapore di tutti i pianeti del mondo¿, dopo un certo numero di domande sul ricordo o meno di icone dei temps jadis (chiamarle icone è sbagliato. Qui sono vere e proprie ¿balie¿. Parte integrante della crescita e della formazione del bambino/ragazzo/uomo. Non parlarne sarebbe come raccontare una storia senza personaggi. Ti tornano alla mente, e ti commuovi) , riunite nel sottotitolo `La vita è una cosa meravigliosa¿ (¿Vi ricordate Mork & Mindy? Vi ricordate Sammy Barbot? Vi ricordate Autogatto e Mototopo? Vi ricordate quand¿eravate bambini?¿¿.) , se ne ripete una, sempre la stessa. Una domanda che mai nessuno ci ha fatto, e che proprio per questo diventa importante. ¿VI RICORDATE L¿AMORE INFINITO?¿. Questo libro è come una cura completa di ginko biloba e ginseng. E¿ un ricostituente. Di un sacco di cose. Soprattutto di quello di cui ci eravamo dimenticati. Sarà difficile non ricordarlo, allora, l¿amore infinito. A nostro rischio e pericolo.
02/08/2001
<br>Devo dire che è uno dei libri meglio scritti che mi sia capitato di leggere quest'anno. La prima, seconda e terza parte sono eccezzionali con uno stile di scrittura vero e asciutto. E' stato per me come fare un viaggio all'indietro nel tempo e trovare frasi e atteggiamenti tipici dell'adolescenza. L'incipit è un capolavoro di bravura. Nella quarta parte il parlare da adulto slega dal contesto tutto quanto ma chiude la storia in modo esemplare. La musica ha un ruolo importante e anche se mai citata si sente tra le righe sottoforma di hit e jingles pubblicitari. Insomma un gran bel libro. Non mi rimane altro da fare che leggere tutto di Aldo Nove. Pat Garret
05/07/2001
<br>leggere questo libro e' come tornare bambini nel mondo dei sentimenti puri senza macchine banche e computer. E anche un modo per testare il proprio innamoramento. le emozioni crescono in un pascolo di tenerezza col pensiero che corre fondendo l'immagine della nostra passione con quella delle persone che nel libro sono fatte bersaglio d'amore. Imperdibile
09/06/2001
<br>Moderno nella sua ricerca di un senso esistenziale, distruggendo strutture formali e dissacrando convenzioni sociali e comportamentali. Puro nella sua ricerca della verità nelle emozioni strappate a quel fluire vorticoso di eventi e pensieri indecifrabili che è la vita.

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