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Nel gennaio del 1937, Varlam Shalamov, intellettuale e giornalista, fu una delle prime vittime della "grande purga" inflitta dal regime di Stalin. Condannato dopo un processo inumano, sopravvisse a quindici anni di gulag nella regione della Kolyma, in Siberia, la "terra della morte bianca". Liberato nel 1951 e riabilitato nel 1956 scrisse e rielaborò per quasi vent'anni il suo capolavoro, i "Racconti della Kolyma", che furono contrabbandati e pubblicati in Occidente, rendendolo uno dei più importanti nomi della letteratura russa del Novecento.
