Una furia dissacratoria, un grande talento satirico si abbatte sulle pagine di questo romanzo grottesco e pirotecnico, che ha il ritmo degli schiamazzi nei sobborghi napoletani e porta l'impronta della città italiana dall'anima più barocca. "A capofitto" racconta le strampalate vicende di Gombro, un picaro moderno, un poeta ambizioso e un po' inetto il cui destino sembra inesorabilmente segnato da un'irrefrenabile caduta verso il basso corporeo: la pancia, la merda, il sesso e il cibo. E poi: una ridda di personaggi, di macchiette fumettistiche degne di una Spaccanapoli in technicolor, anima un infernale marasma di situazioni che fanno anche ridere a crepapelle. Procedendo per accumuli ed eccessi, il racconto ha il potere di capovolgere tutto, di rendere risibile il sacro e doloroso il comico. Un libro irriverente e coltissimo che fa man bassa di classici, ed è scritto, come dice lo stesso autore, "cercando un'impossibile convivenza tra Céline e Campanile, fra i Mistici e i cartoni animati".

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