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Produzione: Filmauro U.S.A. - Germania 2004
Una casalinga di Brentwood e il marito procuratore. Un iraniano proprietario di un 24hours shop. Due detective della polizia, amanti occasionali. Il direttore nero di un canale televisivo e la moglie. Un fabbro latinoamericano. Due ladri di automobili. Una recluta della polizia. Una coppia coreana di mezza et?? Vivono tutti a Los Angeles. E nelle prossime 36 ore per loro sar? inevitabile scontrarsi
26/04/2006
Marco - sheshemai@yahoo.it
Il film non mi ha convinto affatto. Durante alcune scene mi è venuto da ridere, poi poco dopo mi è venuta addirittura voglia di alzarmi ed andarmene dal cinema (una fra tutte: le patetiche scene di disperazione dopo che l'iraniano ha sparato alla bimba). Temi delicati come il razzismo e la tensione sociale non possono essere trattati con tanto pressapochismo infantile e ambiguità. Il rischio è infatti quello di fraintendere quanto viene esposto. Alla fine della proiezione esco dal cinema... e vedo sul cartellone che il film ha vinto tre oscar! Allora penso che probabilmente un doppiaggio veramente scadente possa aver fatto la sua parte in questo film a mio avviso comunque pesantemente sopravvalutato.
11/04/2006
Elena Torrengo - elena.torrengo@astidocg.it
Un film bellissimo: colpi di scena, intrecci di storie veramente complessi, capacità di mettere a nudo paure ed insicurezze che, se anche enfatizzate, riguardano tutti noi. Paura del diverso, pregiudizi e stereotipi che ci condizionano nei giudizi quotidianamente. Ma la rivelazione finale è propositiva, messi alle strette dalla vita: nelle difficoltà vere, senza sovrastrutture, tiriamo fuori quella che è la nostra parte genuina, quello che veramente siamo, bene o male. Viviamo di schemi di cui ci vestiamo oppure abbiamo veramente maturato i nostri comportamenti? Resterà nella storia del cinema come la fotografia di una condizione, la paura della diversità sociale e culturale, di cui penso, purtroppo, sia ancora molto lontana la fine. Certo è che tutti abbiamo bisogno però di un contatto, degli altri.
01/04/2006
Paola Daniele - veryvioletsweet1@yahoo.it
Il fatto che ''Crash'', un film di livello medio come tanti altri, abbia vinto l'Oscar non avendo vinto quasi nulla prima, al contrario del favorito ''Brokeback Mountain' - già diventato uno dei 10 film più premiati della storia del cinema - la dice molto lunga sull'effettiva autorevolezza critica dei membri dell'Academy, oltre che sulla loro palese omofobia. Ben prima che si diffondessero voci sulla vittoria di questo film, esso era risultato l'unico tra i cinque candidati di quest'anno a non essermi piaciuto.In particolare, il modo isterico e didascalico di trattare il tema dei conflitti razziali mi è sembrato un vero e proprio schiaffo ad un regista come Spike Lee, che da sempre ha affrontato simili argomenti con ben altro talento ed originalità. Pretestuosa,inoltre, mi è sembrata la scelta di intrecciare inverosimilmente vite e vicende diverse accomunate dallo stesso leit-motiv della discriminazione razziale ... Lasciamo che i film corali li facciano i veri maestri di questa modalità narrativa (leggi Altman).In definitiva, per chi preferisce l'enfasi alla sobrietà, e i facili messaggi consolatori alla reale complessità della vita e del dolore quotidiani, ''Crash'' potrà sicuramente piacere. Ma è uno dei tanti film contemporanei che verrà dimenticato nel giro di qualche anno, mentre ''Brokeback Mountain'' è già entrato di diritto nella storia del cinema, anche grazie ad un Oscar ingiustamente negato.

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